<?xml version="1.0" encoding="utf-16"?><rss xmlns:a10="http://www.w3.org/2005/Atom" version="2.0"><channel><title>Vestas Win[d]</title><link>http://nozebra.ipapercms.dk/Vestas/VestasWind/IT/No162009/RSS.ashx</link><description>Vestas Win[d] Pages</description><lastBuildDate>Wed, 27 May 2009 15:38:43 +0200</lastBuildDate><a10:id>http://nozebra.ipapercms.dk/Vestas/VestasWind/IT/No162009/</a10:id><item><guid isPermaLink="true">http://nozebra.ipapercms.dk/Vestas/VestasWind/IT/No162009/?Page=1</guid><link>http://nozebra.ipapercms.dk/Vestas/VestasWind/IT/No162009/?Page=1</link><title>Vestas Win[d] Page 1</title><description>Wind W i n d , o i l a n d g a s No. 16 Anno 06 28 Aprile 2009 La stretta creditizia fermer&amp;#224; l’energia eolica? inside: Immagazzinare elettricit&amp;#224; | La recessione spinge le societ&amp;#224; eoliche alla fusione | Tutto &amp;#232; pronto per le automobili elettriche Il controverso commercio del carbonio | Aumento del livello dei mari: l’allarmismo &amp;#232; fondato? | Una nuova generazione di “colletti verdi”</description><a10:updated>2009-05-27T15:38:43+02:00</a10:updated></item><item><guid isPermaLink="true">http://nozebra.ipapercms.dk/Vestas/VestasWind/IT/No162009/?Page=2</guid><link>http://nozebra.ipapercms.dk/Vestas/VestasWind/IT/No162009/?Page=2</link><title>Vestas Win[d] Page 2</title><description>C’&amp;#232; uno spiraglio di luce davanti a noi, anche se certi luoghi sembrano molto pi&amp;#249; luminosi di altri Vestas &amp;#232; una multinazionale. Tutti coloro che ci seguono lo sanno. Anche il fatto che la nostra strategia si basi su tre diverse aree – Nord America, Asia-Pacifico ed Europa - non &amp;#232; una novit&amp;#224;. E, naturalmente, organizziamo e gestiamo la nostra azienda conformemente agli sviluppi locali dei singoli mercati. Alquanto inatteso, tuttavia, &amp;#232; lo sviluppo attualmente in corso in ciascuna delle tre aree. Il nostro scenario di crescita &amp;#232; intatto, sebbene non ugualmente solido in tutti i mercati. Una tale situazione non pu&amp;#242;, naturalmente, essere trascurata dal punto di vista della gestione aziendale. In molti hanno affermato che avremmo dovuto operare delle rettifi che e dei tagli gi&amp;#224; nell’autunno del 2008, quando sono state pubblicate le previsioni per l’anno successivo. Io non sono d’accordo. Non abbiamo mai nascosto che il 2009 sarebbe stato un anno diffi cile per Vestas. Allo stesso tempo abbiamo tenuto a precisare che i licenziamenti sono per noi l’ultima via d’uscita. Le cose stanno ancora cos&amp;#236;. Tuttavia, poich&amp;#233; ci rendiamo conto che manca un’adeguata convergenza tra i paesi in cui sono presenti i nostri impianti e i mercati che dovrebbero acquistare i nostri prodotti, non abbiamo altra scelta se non quella di adattare l’azienda alle condizioni che ci vengono offerte in questi mercati. La domanda nell’Europa settentrionale non &amp;#232; suffi ciente per mantenere l’attuale capacit&amp;#224; produttiva in tali mercati. L’assenza di domanda &amp;#232; causata sia dalla stretta creditizia sia da uno sviluppo problematico del tasso di cambio per la sterlina britannica, la corona svedese e lo zloty polacco. A ci&amp;#242; si aggiunge anche la mancanza di volont&amp;#224; e di desiderio di installare turbine eoliche in alcuni mercati nordeuropei. Nel complesso, gli elementi che hanno avuto ripercussioni sulla domanda nei paesi nordeuropei hanno infl uito in misura maggiore del previsto, determinando un inevitabile impatto negativo sulle Production Business Unit soprattutto in Danimarca, cos&amp;#236; come sull’impianto di pale dell’Isola di Wight, in Gran Bretagna, anch’esso largamente interessato. Questo signifi ca che avvieremo le consultazioni e le negoziazioni con i sindacati che rappresentano i dipendenti coinvolti in Danimarca e nel Regno Unito, con l’obiettivo di ridurre il numero di dipendenti in questi paesi di circa 1.900 unit&amp;#224;. Nessuno dovrebbe dubitare del sincero rammarico che provo nel dover prendere queste misure drastiche riguardo a negoziazioni il cui scopo &amp;#232; di licenziare dei colleghi, e in numero cos&amp;#236; elevato. So che tutti hanno lavorato duramente e si sono impegnati al massimo, un dato di fatto che naturalmente fa apparire i licenziamenti insopportabili e incomprensibili. Sono il primo a esserne consapevole. &amp;#200; una scelta dolorosa, ma &amp;#232; nostro dovere agire nel migliore interesse di Vestas e, indipendentemente dal ruolo che abbiamo in azienda, dobbiamo sempre rapportarci alla situazione con oggettivit&amp;#224;. Grazie Cordiali saluti Ditlev Engel Presidente e CEO Per fortuna c’&amp;#232; uno spiraglio di luce davanti a noi. Meno di una settimana fa il governo britannico ha dichiarato, in presenza del Ministro per l’energia e l’ambiente Ed Miliband, che alle questioni ambientali verr&amp;#224; assegnata una priorit&amp;#224; maggiore e senza precedenti e ho notato, con grande soddisfazione, che l’energia moderna, in particolare, occupa la prima posizione nell’elenco dei britannici. Ho tutti i motivi per ritenere positivo questo segnale. L’iniziativa promette bene e, pertanto, Vestas ha gi&amp;#224; affrontato situazioni diffi cili in altri mercati e ha gi&amp;#224; dato prova della propria capacit&amp;#224; di tornare in pista, cio&amp;#232; della forza di volont&amp;#224; che la contraddistingue. Personalmente non dubito che ci&amp;#242; avverr&amp;#224; anche questa volta. Il nostro scenario di crescita &amp;#232; intatto, pensiamo ancora di poter raggiungere il 20 percento di crescita nel 2009 e realizzeremo utili pari all’11-13 percento del fatturato. &amp;#200; per questo motivo ch</description><a10:updated>2009-05-27T15:38:43+02:00</a10:updated></item><item><guid isPermaLink="true">http://nozebra.ipapercms.dk/Vestas/VestasWind/IT/No162009/?Page=3</guid><link>http://nozebra.ipapercms.dk/Vestas/VestasWind/IT/No162009/?Page=3</link><title>Vestas Win[d] Page 3</title><description>sommario 4 I sostenitori dell’energia eolica cavalcano la crisi globale dei crediti I sostenitori della riduzione delle emissioni di CO2 hanno il morale un po’ pi&amp;#249; in alto in questi giorni, dopo l’aprovazione della legge statunitense sullo stimolo economico che include delle misure finalizzate al ripristino dei prestiti commerciali per iniziative legate all’energia eolica. Anche in Europa e in Asia sono state adottate misure regolative e legislative atte a salvagu ardare la fattibilit&amp;#224; economica dei progetti e a compia cere “gli amici dell’ambiente”. 32 Cambiamenti storici a livello politico Sia l’Unione Europea che gli USA hanno adottato misure storiche per il rilancio delle rinnovabili. In Europa &amp;#232; stato adottato il piano “20-20-20”. In America, il nuovo Presidente si &amp;#232; impegnato a favore dell’energia pulita. I pi&amp;#249; importanti operatori presenti su questi mercati hanno fornito una loro valutazione dei cambiamenti politici in atto. 36 Insegnare rinnovabile College e universit&amp;#224; di tutto il mondo stanno incrementando i corsi finalizzati alla formazione di chi porter&amp;#224; avanti l’economia del domani, basata sull’uso di energia rispettosa dell’ambiente. 8 Immagazzinare l’energia L’accumulo di riserve di energia &amp;#232; un argomento molto attuale da cui l’energia eolica, con grande sorpresa di alcuni, pu&amp;#242; trarre benefici sia a breve sia a lungo termine. Diamo uno sguardo alle tecnologie e alle opportunit&amp;#224;. 40 44 Collaborazioni vincenti per tutti Partenariati di R&amp;amp;S dimostrano che due cervelli sono meglio di uno. Innovazioni in Vestas Gli ultimi sviluppi tecnologici avvenuti in seno a Vestas: come aumentare l’operativit&amp;#224; delle turbine con una gru mobile, come generare risparmi riducendo al minimo il numero di moltiplicatori di giri e come abbattere il costo dell’energia progettando una nuova turbina. 14 La crisi divampa e il consolidamento del settore prosegue La forte pressione della recessione economica globale ha accelerato la tendenza al consolidamento del com parto eolico. Oggi le grandi societ&amp;#224; energetiche si stanno mettendo in evidenza, avanzando richieste sempre pi&amp;#249; esigenti ai fornitori di turbine eoliche. 48 L’industria eolica continuer&amp;#224; a crescere Il 2008 &amp;#232; stato un anno record per l’energia eolica in termini di MW installati. Per l’industria si profila una crescita annua del 15,7% nei prossimi quattro anni. 18 Automobili elettriche: acceleratore a tavoletta L’energia eolica svolger&amp;#224; un ruolo chiave nello sviluppo delle infrastrutture per le autovetture elettriche. Sar&amp;#224; infatti possibile ricaricare le automobili con energia verde durante le ore notturne. 22 Nota dell’editore Caro lettore, Al fine di fornire un’informazione aggiornata e approfondita e di ridurre l’impatto ambientale della nostra rivista, a partire dal prossimo numero Wind sar&amp;#224; pubblicato soltanto online. Visiti la sezione media del nostro sito web corporate (www.vestas.com\media), per sfogliare la versione digitale della rivista, online dal 18 agosto. Peter Wenzel Kruse, Senior Vice President della Comunicazione Pagare per inquinare La minaccia del riscaldamento terrestre ha dato il via al commercio dei diritti di emissione. I mercati del car -bonio, incubatori di polemiche, sono vasti e influen zeranno i futuri investimenti nell’energia eolica. 28 Costruire un’arca? Non ancora Le ultime ricerche confermano che l’aumento del livello degli oceani, riconducibile a una triplice causa, &amp;#232; un’altra sfortunata e potenzialmente disastrosa conseguenza della combustione di carburanti fossili. 3</description><a10:updated>2009-05-27T15:38:43+02:00</a10:updated></item><item><guid isPermaLink="true">http://nozebra.ipapercms.dk/Vestas/VestasWind/IT/No162009/?Page=4</guid><link>http://nozebra.ipapercms.dk/Vestas/VestasWind/IT/No162009/?Page=4</link><title>Vestas Win[d] Page 4</title><description>4</description><a10:updated>2009-05-27T15:38:43+02:00</a10:updated></item><item><guid isPermaLink="true">http://nozebra.ipapercms.dk/Vestas/VestasWind/IT/No162009/?Page=5</guid><link>http://nozebra.ipapercms.dk/Vestas/VestasWind/IT/No162009/?Page=5</link><title>Vestas Win[d] Page 5</title><description>Turbolenze di Palagna Solano Sullo sfondo della crisi finanziaria in corso, i banchieri interessati a investire nell’eolico auspicano che le nuove opportunit&amp;#224; di finanziamento, previste dal piano di ripresa economica messo a punto dall’amministrazione Obama, daranno un nuovo impulso allo sviluppo del mercato eolico statunitense. L’interesse europeo per l’eolico &amp;#232; in continua crescita, grazie ai nuovi quadri normativi e ai meccanismi di determinazione dei prezzi praticati sull’altra sponda dell’Atlantico. Secondo gli analisti di settore, anche quest’anno l’Asia riconfermer&amp;#224; il trend in ascesa. Cina e India, i due mercati eolici pi&amp;#249; importanti della regione, hanno infatti adottato specifiche politiche a sostegno della crescita economica. “Anche se al momento il mercato globale &amp;#232; alle prese con numerose difficolt&amp;#224;, ci aspettiamo che il settore dell’energia rinnovabile continui a crescere e ad espandersi”, afferma Siobhan Smyth, Amministratore Delegato di HSBC Bank di Londra e responsabile del Gruppo energia e risorse rinnovabili. “I progressi della tecnologia ridurranno il Gli Stati Uniti e l’energia pulita Nel corso dell’ultimo anno il settore eolico statunitense ha dovuto incassare due duri colpi: da un lato, il taglio dei prestiti bancari, dall’altro la limitazione degli incentivi fiscali di cui beneficiavano gli imprenditori eolici, dovuta al calo dei profitti aziendali. Secondo gli analisti, &amp;#232; stata proprio la virtuale dipartita del capitale “incentivato” garantito dal Production Tax Credit (PTC) a penalizzare maggiormente i finanziamenti destinati ai parchi eolici statunitensi. Introdotto con una legge federale del 1992, il PTC &amp;#232; il piano che promuove gli investimenti nelle energie rinnovabili e che ha facilitato, dal punto di vista della fattibilit&amp;#224; economico-finanziaria, la realizzazione di parchi eolici integrando i ricavi ottenuti dalla vendita dell’energia generata. Poich&amp;#233; gli imprenditori eolici solitamente non generano costo dell’energia prodotta da fonti rinnovabili e ne miglioreranno l’efficienza”. sui mercati finanziari La stretta globale del credito ha frenato la crescita delle economie di tutto il mondo e ha notevolmente ridotto i prestiti all’industria. Tuttavia, le fonti di energia rinnovabile come il vento continuano a suscitare interesse tra gli investitori. profitti tali da avere accesso a sussidi fiscali utili ai fini dei bilanci annuali, i diritti a ottenere queste agevolazioni vengono barattati con alcuni operatori economici – generalmente investitori istituzionali – in cambio di capitale. In questo modo entrambe le parti traggono vantaggio: gli istituti finanziari possono avvalersi dei benefici fiscali per compensare guadagni non pi&amp;#249; rosei, mentre gli imprenditori eolici ottengono i capitali necessari a portare avanti i progetti. Proprio a causa delle difficolt&amp;#224; finanziarie in cui si &amp;#232; ritrovata la maggior parte degli operatori, &amp;#232; stato precluso l’accesso al credito d’imposta. Alcuni finanziatori, come Lehman Brothers, hanno chiuso definitivamente i battenti. Altri, tra cui American International Group, Wachovia, Morgan Stanley, GE Finance e New York Life non operano pi&amp;#249; sul mercato o si sono ritirati dai progetti. Per far fronte a queste perdite, il piano di stimolo all’economia da 787 miliardi di dollari approvato dal Congresso Americano il 17 febbraio prevede alcune disposizioni specificamente desti- 5</description><a10:updated>2009-05-27T15:38:43+02:00</a10:updated></item><item><guid isPermaLink="true">http://nozebra.ipapercms.dk/Vestas/VestasWind/IT/No162009/?Page=6</guid><link>http://nozebra.ipapercms.dk/Vestas/VestasWind/IT/No162009/?Page=6</link><title>Vestas Win[d] Page 6</title><description>nate a rilanciare un settore eolico duramente colpito dalla crisi finanziaria globale. Tra i provvedimenti adottati vi sono incentivi pi&amp;#249; flessibili e a lungo termine, che agevoleranno la fattibilit&amp;#224; economica dei progetti e grazie ai quali gli imprenditori eolici potranno contare nuovamente sui prestiti commerciali. La scadenza del PTC &amp;#232; stata inoltre posticipata di tre anni. Il termine del 31 dicembre 2009 &amp;#232; stato esteso fino al 2012. In questo modo i costruttori di impianti eolici riceveranno 2,1 centesimi per ogni kilowatt di elettricit&amp;#224; generata durante i primi 10 anni di operativit&amp;#224;. La condizione per beneficiare del credito d’imposta &amp;#232; che i parchi eolici siano operativi, ovvero che producano energia. meno gli ultimi 10 anni”, spiega Keith Martin, socio dello studio legale di Washington DC Chadbourne &amp;amp; Parke, specializzato in diritto societario. A fronte di questa proposta respinta &amp;#232; invece passato un provvedimento legislativo per incentivare il comparto eolico, secondo cui gli imprenditori eolici che rinunciano ai crediti d’imposta sulla produzione hanno diritto a ottenere un credito d’imposta sugli investimenti pari al 30% oppure, evitando del tutto i crediti d’imposta, a ricevere dal Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti un assegno di valore equivalente al 30% del costo totale del progetto. Tale somma pu&amp;#242; essere erogata anche in contanti, ma solo per i parchi che saranno operativi tra il 2009 e il 2010 o per i progetti eolici i cui lavori di realizzazione inizieranno tra il 2009 e il 2010 e termineranno entro il 2012. Nell’ulteriore sforzo di aumentare la sostenibilit&amp;#224; economica dei progetti, il piano statunitense autorizza il Dipartimento dell’Energia a erogare prestiti garantiti – il cui valore complessivo oscilla tra gli 80 e i 110 miliardi di dollari – destinati a finanziare progetti di energia rinnovabile, aiutare i settori di mercato impegnati nella produzione di componentistica per progetti di questa natura e finanziare il potenziamento della rete elettrica. In alcune aree le linee di trasmissione necessarie a trasportare l’elettricit&amp;#224; dalle zone rurali a quelle urbane sono infatti carenti. Secondo Martin, &amp;#232; ancora troppo presto per capire quali effetti avranno le nuove disposizioni di legge sui finanziamenti e la realizzazione dei parchi eolici negli Stati Uniti. “Stiamo riflettendo per ricomporre i pezzi del puzzle americano”, afferma Martin. “Non &amp;#232; ancora chiaro come tutte queste tessere si inseriscano nel quadro complessivo. Gli operatori si stanno appena riaffacciando al mercato, cercando di comprendere la situazione attuale”. William Young, analista per il settore eolico presso la societ&amp;#224; di ricerca londinese New Energy Finance, aggiunge: “I crediti d’imposta saranno un notevole incentivo, insieme alla flessibilit&amp;#224; e alle sempre pi&amp;#249; numerose opportunit&amp;#224; di finanziamento e risorse di capitale disponibili per la realizzazione dei progetti eolici. La questione chiave riguarda i tempi necessari a mobilitare il sistema ed erogare capitale, aspetti che coinvolgono governi e risorse umane”. Europa fiduciosa nelle rinnovabili Il Vecchio Continente vanta il secondo e il terzo mercato eolico al mondo, rispettivamente Germania e Spagna. Qui il settore eolico ha sofferto in misura minore la contrazione nella concessione dei crediti, grazie ai diversi meccanismi di incentivazione messi in atto dai governi. Attraverso il conto energia europeo e i certificati verdi, i governi garantiscono l’acquisto dell’elettricit&amp;#224; prodotta da fonte eolica – e dunque potenzialmente pi&amp;#249; costosa dell’energia prodotta da altre fonti – da parte di una utility a un prezzo prestabilito. “Nonostante la contrazione del credito abbia influenzato negativamente i finanziamenti e gli investimenti di capitale, e costretto i finanziatori a operazioni molto oculate e selettive, in Europa il settore dell’energia rinnovabile ha sofferto in misura minore”, spiega David Cole, responsabile per le operazioni project finance in Europa, Medio Oriente e </description><a10:updated>2009-05-27T15:38:43+02:00</a10:updated></item><item><guid isPermaLink="true">http://nozebra.ipapercms.dk/Vestas/VestasWind/IT/No162009/?Page=7</guid><link>http://nozebra.ipapercms.dk/Vestas/VestasWind/IT/No162009/?Page=7</link><title>Vestas Win[d] Page 7</title><description>rinnovabili, numerosi economisti ed esponenti del mondo accademico di tutto il continente invitano i governi a includere investimenti “verdi” nei loro pacchetti di stimoli all’economia. In uno studio pubblicato di recente, Lord Nicolas Stern, ex Economista della Banca Mondiale ed esperto di economia dei Cambiamenti climatici, dichiara: “Uno stimolo fiscale ‘verde’ pu&amp;#242; dare una spinta reale all’economia, incrementare la domanda di lavoro in tempi brevi e, al contempo, gettare le basi per una crescita solida, sostenibile e duratura in futuro”. L’Asia e la fame di energia L’Asia &amp;#232; la patria dei due mercati che registrano la crescita pi&amp;#249; vigorosa a livello mondiale: Cina e India. Gli incentivi ai progetti eolici sono rappresentati da quadri legislativi che richiedono alle utility di fare ricorso alle energie rinnovabili e di adottare un sistema di conto energia. Cos&amp;#236; i progetti di energia rinnovabile hanno attratto finanziamenti nonostante la penuria di liquidit&amp;#224;. “Solo i progetti eolici sviluppati su solide basi contrattuali da sponsor con grande esperienza alle spalle hanno possibilit&amp;#224; di accesso ai finanziamenti”, spiega Symth della HSBC. Lo scorso anno, grazie alla crescente fame di energia della Cina, al sostegno finanziario e ai sussidi al costo dell’energia spalleggiati dal governo, il colosso asiatico &amp;#232; stato il mercato eolico caratterizzato dal pi&amp;#249; alto tasso di crescita al mondo. “Non si sono evidenziate riduzioni di capitale”, conferma Umanoff, aggiungendo che in Cina i finanziamenti privati sono davvero rari. Nel 2008, la Cina ha raddoppiato la capacit&amp;#224; installata rispetto al 2007, e per quest’anno le previsioni parlano di un ulteriore raddoppio. Nel frattempo il paese si colloca al quarto posto per produzione eolica nella classifica mondiale. L’India, l’altro mercato asiatico in forte sviluppo, occupa invece la quinta posizione. Il paese asiatico non ha adottato un sistema di conto energia a livello nazionale, tuttavia alcuni stati, tra cui lo stato meridionale del Tamil Nadu, hanno introdotto questo meccanismo che incentiva le rinnovabili a livello regionale. “Il risultato &amp;#232; che vi sono numerose installazioni eoliche con capacit&amp;#224; entro i 50 megawatt. Progetti dimensionalmente contenuti e che per questo ottengono pi&amp;#249; facilmente i finanziamenti”, spiega Umanoff. Negoziare i prezzi dell’energia Prevedere il prezzo futuro dell’energia &amp;#232; una scienza piena di variabili mutevoli che cambiano anche nell’arco di un minuto. A novembre 2008, l’Agenzia Internazionale dell’Energia aveva previsto un prezzo del petrolio pari a 100 dollari al barile nel periodo tra il 2008 e il 2015 e pari a 120 dollari entro il 2030. Subito dopo questa previsione, la crisi finanziaria si &amp;#232; aggiunta all’equazione e il prezzo dell’energia &amp;#232; crollato. La volatilit&amp;#224; dei prezzi del petrolio ha reso l’eolico molto competitivo durante il 2008 ma il barile a 48 dollari rischia ora di metterlo in ginocchio. Tuttavia, la limitatezza delle risorse implica che, probabilmente, una volta finita la crisi il prezzo del petrolio aumenter&amp;#224;. “Di sicuro, secondo i pareri dominanti, i prezzi di oggi non rimarranno invariati e, pertanto, l’energia eolica riacquister&amp;#224; la sua competitivit&amp;#224; rispetto alle tecnologie basate sull’utilizzo di combustibili fossili. L’energia eolica costituisce, infatti, un ottimo strumento per contenere i prezzi dell’energia perch&amp;#233; consumatori e investitori ne conoscono il prezzo durante tutto il ciclo di vita della turbina, vale a dire per vent’anni. Sempre pi&amp;#249; investitori istituzionali e agenzie nazionali per le politiche energetiche riconoscono i benefici dell’energia eolica,” dichiara Peter C. Brun, Senior Vice President di Vestas Governemental Relations. Lord Nicolas Stern, ex economista della Banca Mondiale ed esperto in Economia dei Cambiamenti climatici “I progetti in campo eolico sono avvantaggiati anche sotto un altro punto vista, ovvero le dimensioni pi&amp;#249; contenute se paragonati alle convenzionali centrali a combustibili fossili”. “No</description><a10:updated>2009-05-27T15:38:43+02:00</a10:updated></item><item><guid isPermaLink="true">http://nozebra.ipapercms.dk/Vestas/VestasWind/IT/No162009/?Page=8</guid><link>http://nozebra.ipapercms.dk/Vestas/VestasWind/IT/No162009/?Page=8</link><title>Vestas Win[d] Page 8</title><description>immagazzinare l’energia 8</description><a10:updated>2009-05-27T15:38:43+02:00</a10:updated></item><item><guid isPermaLink="true">http://nozebra.ipapercms.dk/Vestas/VestasWind/IT/No162009/?Page=9</guid><link>http://nozebra.ipapercms.dk/Vestas/VestasWind/IT/No162009/?Page=9</link><title>Vestas Win[d] Page 9</title><description>L’utilizzo su larga scala dell’energia rinnovabile potrebbe dipendere dalla capacit&amp;#224; di immagazzinare l’elettricit&amp;#224; di Charles Butcher L’elettricit&amp;#224; &amp;#232; sfuggente: &amp;#232; invisibile ed &amp;#232; quasi impossibile da accumulare, salvo che non venga convertita in un’altra forma di energia. Molti sono gli esperti convinti che il vento e le altre fonti rinnovabili potranno spiccare definitivamente il volo solo se si riuscir&amp;#224; a trovare un sistema efficace per immagazzinare l’elettricit&amp;#224;. Le opportunit&amp;#224; che si prospettano in questo senso e la necessit&amp;#224; di sviluppare batterie in grado di soddisfare la fame di energia degli apparecchi elettronici, hanno contribuito a un vero e proprio boom delle attivit&amp;#224; di ricerca e sviluppo sugli accumulatori di energia. “Il vento &amp;#232; imprevedibile. Le variazioni di energia possono verificarsi in una scala temporale che va da pochi secondi a giorni”, sottolinea Claus Nygaard Rasmussen, ricercatore che studia i sistemi di accumulazione di energia all’Institute of Energy Technology dell’Universit&amp;#224; di Aalborg, in Danimarca. Ci&amp;#242; significa che le societ&amp;#224; elettriche dovranno essere in grado di far fronte sia ai cali di tensione della durata di pochi secondi o minuti, sia alle variazioni che si protraggono per ore o giorni. “&amp;#200; importante fissare un orizzonte temporale di un’ora”, continua Claus Nygaard Rasmussen. “Sessanta minuti sono infatti l’unit&amp;#224; minima di tempo in base a cui viene commercializzata l’elettricit&amp;#224;, ed &amp;#232; una misura compatibile con le batterie attualmente esistenti. I nostri studi dimostrano che con una capacit&amp;#224; di stoccaggio del 30% si ottengono ottimi risultati”, afferma. “Una turbina eolica da 2.0 MW, ad esempio, genera in media 800 kW di energia. Se aggiungiamo una batteria con una capacit&amp;#224; di 240 kWh e una potenza nominale di 800/1.200 kW, le probabilit&amp;#224; di riuscire a fornire 800 kW di energia nell’ora successiva sono molto alte”. Secondo Claus Nygaard Rasmussen, questo genere di garanzia &amp;#232; fondamentale per le societ&amp;#224; elettriche, che potrebbero passare alle rinnovabili e decidere di chiudere gli impianti a combustibili fossili. 9</description><a10:updated>2009-05-27T15:38:43+02:00</a10:updated></item><item><guid isPermaLink="true">http://nozebra.ipapercms.dk/Vestas/VestasWind/IT/No162009/?Page=10</guid><link>http://nozebra.ipapercms.dk/Vestas/VestasWind/IT/No162009/?Page=10</link><title>Vestas Win[d] Page 10</title><description>Per quanto riguarda i vantaggi a breve termine, lo stoccaggio consente alle centrali eoliche di aumentare la produzione in tempo utile per fronteggiare i picchi di domanda energetica. “Contrariamente alle installazioni eoliche e solari, le centrali elettriche convenzionali dispongono di riserve da impiegare per gestire questo tipo di situazioni”, afferma Henrik Vikelgaard, esperto in accumulatori di energia di Vestas. “L’energia eolica diventer&amp;#224; pi&amp;#249; appetibile agli occhi delle societ&amp;#224; elettriche se sar&amp;#224; possibile garantire la stabilit&amp;#224; della frequenza in rete mediante lo stoccaggio”. I costi rimangono comunque un ostacolo, anche per lo stoccaggio a breve termine. Claus Nygaard Rasmussen ritiene che una batteria agli ioni di litio da 240 kWh pensata per una turbina eolica da 2.0 MW peserebbe all’incirca 1,5 tonnellate e costerebbe quasi quanto la stessa turbina. “Se il prezzo delle batterie non si riduce della met&amp;#224; o di un terzo rispetto al costo attuale, il valore dell’energia eolica dovr&amp;#224; raddoppiare”, sostiene. Aumentare la capacit&amp;#224; di stoccaggio fino a sei o otto ore di autonomia e quindi gestire le variazioni della domanda tra giorno e notte, &amp;#232; anche mento dell’Energia statunitense. La sua azienda, S&amp;amp;C Electric Company, collabora alla sperimentazione di una batteria sodio-zolfo da 1MW con una capacit&amp;#224; di 7 MWh, che sta immagazzinando l’energia generata da un parco eolico da 12 MW. La sperimentazione, condotta in Minnesota, rientra nell’ambito del progetto “Wind-to-Battery” di Xcel Energy e durer&amp;#224; un anno. La figura 1 mostra come diverse tecnologie di stoccaggio siano combinate tra loro. Per ciascuna &amp;#232; indicata l’energia che possono fornire (misurata in MW) e la capacit&amp;#224; (misurata in MWh, in altre parole per quanto tempo sono in grado di sostenere un dato output energetico). Stando agli esperti, alcune di queste tecnologie, in particolare quelle relative alla regolazione delle variazioni a breve termine, potrebbero essere pronte per la commercializzazione nei prossimi cinque anni. Lo stoccaggio su larga scala &amp;#232; possibile… grazie alla Terra Al momento, i problemi legati alla natura intermittente dell’energia eolica vengono spesso appianati dalle centrali elettriche alimentate a combustibili fossili oppure con energia importata, che viene “pagata” non appena il vento ricomincia a soffiare. Un’altra opzione consiste nel convertire l’energia eolica in eccesso in idrogeno da utilizzare come combustibile per i veicoli e le centrali elettriche. Purtroppo anche l’idrogeno &amp;#232; difficile da immagazzinare e richiede una visione politica forte capace di incoraggiare le societ&amp;#224; elettriche ad abbracciare questa scelta. La soluzione pi&amp;#249; immediata al problema dello stoccaggio dell’elettricit&amp;#224;, tuttavia, ce la fornisce la geologia. In superficie, nelle zone montuose Batterie metallo-aria Aria compressa Batterie a flusso Energia immagazzinata con il sistema di pompaggio Tempo massimo di scarica Ore pi&amp;#249; costoso. “Intervalli di autonomia pi&amp;#249; lunghi”, fa notare Claus Nygaard Rasmussen, “accrescerebbero, tuttavia, il valore dello stoccaggio, in quanto garantiscono maggiore flessibilit&amp;#224; alle societ&amp;#224; e agli operatori della rete elettrica”. “Per questi ultimi lo stoccaggio costituisce gi&amp;#224; di per s&amp;#233; un sistema conveniente per aumentare l’affidabilit&amp;#224; della rete e rinviare gli investimenti per l’installazione di nuova capacit&amp;#224;”, sottolinea Brad Roberts, presidente di Electricity Storage Association e consulente del Diparti- Batterie sodio-zolfo Batterie avanzate Batterie piombo-acido Supercapacitori Volani a elevata densit&amp;#224; energetica Aria compressa modulare Gestione dell’energia Risparmio di movimento &amp;amp; stabilit&amp;#224; della rete di distribuzione Minuti Qualit&amp;#224; energetica ed energia di riserva Secondi Volani a bassa densit&amp;#224; energetica SMES Figura 1: Le tecnologie di accumulo energetico includono un’ampia gamma di capacit&amp;#224;, output energetico e gradi di maturit&amp;#224; tecnologica (immagine: Electricity Storage Association – Associazione per l’accumulo di energia). </description><a10:updated>2009-05-27T15:38:43+02:00</a10:updated></item><item><guid isPermaLink="true">http://nozebra.ipapercms.dk/Vestas/VestasWind/IT/No162009/?Page=11</guid><link>http://nozebra.ipapercms.dk/Vestas/VestasWind/IT/No162009/?Page=11</link><title>Vestas Win[d] Page 11</title><description>si pu&amp;#242; utilizzare un sistema di stoccaggio delle riserve idriche che sfrutta l’elettricit&amp;#224; in eccesso o la fascia off-peak (ore notturne) per pompare l’acqua a un invaso situato pi&amp;#249; a monte. L’efficienza di round-trip (ovvero di andata e ritorno) dell’acqua pompata &amp;#232; pari al 70-85%; la capacit&amp;#224; di questo sistema di produrre energia nel giro di pochi secondi lo rende una perfetta integrazione alle altre fonti rinnovabili. Gli Stati Uniti possiedono circa 20 GW di energia immagazzinata con il sistema di pompaggio, e l’Unione Europea circa 32 GW. Nel sottosuolo, l’elettricit&amp;#224; in eccesso pu&amp;#242; essere usata per pompare aria nelle caverne o nelle fenditure rocciose utilizzate come depositi per il gas naturale. Nei momenti di bisogno, l’aria compressa alimenta le turbine collegate ai generatori. Poich&amp;#233; la compressione sprigiona calore che deve essere rimosso e in seguito reimmesso durante la fase di espansione, l’efficienza di un sistema di accumulo energetico ad aria compressa (CAES) &amp;#232; solitamente inferiore al 50%, ma &amp;#232; pur sempre una tecnologia comprovata. Esistono due impianti CAES, uno in Germania (Huntorf) e uno negli Stati Uniti (McIntosh, Alabama). Alcune societ&amp;#224;, come l’americana Energy Storage and Power, stanno progettando di costruire nuovi impianti CAES pi&amp;#249; efficienti. Le soluzioni di ricerca e sviluppo ideate nell’ambito dell’accumulo energetico su larga scala comprendono sistemi basati sul pompaggio di acque sotterranee (miniere e falde acquifere), enormi contenitori in plastica contenenti aria compressa ancorate al fondale marino e l’accumulo di calore per migliorare le prestazioni dei sistemi ad aria compressa. Negli Stati Uniti, General Compression e Mechanology stanno lavorando a dei compressori da montare direttamente nelle navicelle delle turbine eoliche. La giusta chimica per le batterie Per intervalli di tempo pi&amp;#249; limitati, le batterie forniscono una riserva di elettricit&amp;#224; flessibile anche senza ricorrere alla geologia. A partire dal tradizionale accumulatore ricaricabile piombo-acido, i rapidi progressi ottenuti in questa area di ricerca hanno permesso lo sviluppo di oltre una decina di tipi diversi di batterie, comprese quelle agli ioni di litio, la pila zinco-aria e la batteria sodio-zolfo. Per il momento gli accumulatori piombo-acido reggono la competizione con gli ultimi modelli, ma hanno una scarsa densit&amp;#224; energetica e una breve durata. Secondo Lars Barkler della societ&amp;#224; danese Lithium Balance, produttrice di sistemi di gestione elettronica in grado di massimizzare le prestazioni degli accumulatori, le batterie agli ioni di litio possono essere ricaricate pi&amp;#249; volte e offrono una pi&amp;#249; alta densit&amp;#224; energetica rispetto a qualsiasi altra batteria attualmente in commercio. Ma le batterie agli ioni di litio non sono tutte uguali. L’elemento chimico pi&amp;#249; diffuso, utilizzato anche nei computer portatili o telefoni cellulari, &amp;#232; l’ossido di litio e cobalto. La batteria al fosfato di litio, ferro e magnesio (LiFeMgPO4), invece, ha una densit&amp;#224; energetica inferiore ma una durata superiore, soprattutto nel caso di applicazioni stazionarie e, secondo quanto sostiene Colin Spence, responsabile applicazioni stazionarie per la compagnia americana Valence Technology, &amp;#232; anche sostanzialmente pi&amp;#249; sicura. Grazie alla batteria agli ioni di litio, Valence ha fornito una capacit&amp;#224; pari a oltre 70 MWh che ha poi trovato applicazione in diversi settori commerciali, soprattutto quello dei veicoli elettrici. Nel caso di applicazioni stazionarie, la societ&amp;#224; &amp;#232; in grado di fornire una vasta gamma di moduli e di trasportarli per mezzo di container standard. “Un container da 12 metri pu&amp;#242; stoccare una capacit&amp;#224; di circa 2 MWh”, afferma Spence, “e un’erogazione massima di 4 MW”. Il costo &amp;#232; di circa 1-1,2 milioni di dollari per MW, di cui due terzi coprono le batterie e un terzo i componenti elettronici. Figura 2: La compressione dell’aria &amp;#232; un metodo testato, sebbene in qualche modo inefficiente, per immagazzinare energia per ore o giorni (Immagine</description><a10:updated>2009-05-27T15:38:43+02:00</a10:updated></item><item><guid isPermaLink="true">http://nozebra.ipapercms.dk/Vestas/VestasWind/IT/No162009/?Page=12</guid><link>http://nozebra.ipapercms.dk/Vestas/VestasWind/IT/No162009/?Page=12</link><title>Vestas Win[d] Page 12</title><description>Figura 3: Batteria NaS da 34 MW per un parco eolico da 51 MW a Rokkasho (Giappone). Foto: NGK INSULATORS, LTD. James McDougall, CEO della rivale ReVolt, &amp;#232; convinto che la tecnologia zinco-aria sviluppata dalla sua societ&amp;#224; abbia una capacit&amp;#224; molto pi&amp;#249; elevata e migliori caratteristiche di sicurezza e convenienza rispetto alle batterie agli ioni di litio. ReVolt, nel mirino degli investimenti della societ&amp;#224; tedesca specializzata in rinnovabili RWE Innogy, ha annunciato di aver risolto i problemi legati alle precedenti versioni ricaricabili delle comuni batterie zinco-aria, molto utilizzate negli apparecchi di supporto acustico. “Prevediamo di lanciare le unit&amp;#224; pilota per l’alimentazione di grandi dispositivi entro tre o cinque anni”, afferma McDougall. “Le batterie sodio-zolfo (NaS), se utilizzate a una temperatura di 300&amp;#176;C, offrono il triplo della densit&amp;#224; energetica degli accumulatori piomboacido e una durata pari a 2.500 cicli”, sostiene NGK Insulators. La societ&amp;#224; ha recentemente fornito sistemi sodio-zolfo da 1 MW a un deposito di autobus di New York e ha avviato un impianto sperimentale da 34 MW nei pressi di una centrale eolica in Giappone (cfr. fig. 2). “Un’unit&amp;#224; NaS da 1 MW con una capacit&amp;#224; di 7 MWh &amp;#232; grande quanto tre container da 6 metri”, spiega Henrik Vikelgaard di Vestas. Ampliare l’orizzonte delle batterie Le batterie tradizionali, a prescindere dalla loro composizione chimica, sono delle unit&amp;#224; autonome in cui energia e capacit&amp;#224; sono strettamente correlate. Le batterie a flusso, conosciute anche come batterie redox o celle a combustibile rigenerabili, spezzano questo legame raggiungendo l’obiettivo di capacit&amp;#224; pi&amp;#249; elevate a prezzi pi&amp;#249; contenuti. Queste batterie immagazzinano l’energia in un liquido elettrolita conservato in taniche di grandi dimensioni che viene pompato nella batteria secondo necessit&amp;#224;. Tra i principali produttori di batterie a flusso spiccano ZBB Energy Corporation (Stati Uniti), VRB Power Systems (Canada), Plurion (Regno Unito) e Cellstrom (Austria). VRB e Cellstrom utilizzano il vanadio, ZBB il bromuro di zinco, mentre Plurion si affida a un acido organico conosciuto con l’acronimo MSA, unitamente ad alcuni metalli come cerio, zinco e titanio. “Al momento le batterie a flusso forniscono una quantit&amp;#224; relativamente inferiore di energia e sono anche pi&amp;#249; costose”, dice Claus Nygaard Rasmussen. VRB, tra le pioniere delle batterie a flusso, &amp;#232; un esempio lampante del livello di competitivit&amp;#224; di questo nuovo mercato. Nonostante sia riuscita a conquistare una posizione di primo piano in Giappone, dove sono gi&amp;#224; state installate alcune batterie sperimentali, lo scorso anno la compagnia si &amp;#232; vista costretta a licenziare gran parte dello staff ed &amp;#232; stata di recente acquisita dalla cinese Prudent Energy di Pechino. Esistono altri tipi di accumulatori di energia apparentemente simili alle batterie ma in realt&amp;#224; del tutto diversi, come ad esempio gli ultracapacitori e i sistemi per l’accumulo di energia magnetica a superconduttori (SMES). Gli ultracapacitori utilizzano elettrodi in nano-carbone che immagazzinano direttamente l’elettricit&amp;#224; anzich&amp;#233; convertirla in energia chimica, cos&amp;#236; come farebbe una pila. Sono ideali per fornire grandi quantit&amp;#224; di corrente elettrica in breve tempo e, diversamente dalle batterie, possono essere ricaricate per milioni di 12</description><a10:updated>2009-05-27T15:38:43+02:00</a10:updated></item><item><guid isPermaLink="true">http://nozebra.ipapercms.dk/Vestas/VestasWind/IT/No162009/?Page=13</guid><link>http://nozebra.ipapercms.dk/Vestas/VestasWind/IT/No162009/?Page=13</link><title>Vestas Win[d] Page 13</title><description>cicli. Alcune aziende come la Honda utilizzano gli ultracapacitori nei veicoli elettrici per recuperare l’energia dispersa in frenata. I dispositivi SMES accumulano l’energia sotto forma di campi magnetici, sono resistenti e forniscono grandi quantit&amp;#224; di elettricit&amp;#224; per brevi periodi di tempo. Alcune societ&amp;#224;, come ACCEL in Germania e American Superconductor negli USA, producono SMES di scala MW impiegati nelle industrie sensibili – come quelle dei semiconduttori – per il condizionamento dell’energia, ma anche per facilitare l’avviamento di grandi motori elettrici. I supervolani che accumulano energia cinetica “I supervolani che accumulano energia cinetica sono resistenti, molto efficienti e offrono un’ottima operativit&amp;#224;, nell’ordine di milioni di cicli”, afferma Damien Scott della societ&amp;#224; britannica Williams Hybrid Power (WHP). Realizzati in fibra di carbonio composita in cui sono conglobate particelle magnetiche, i supervolani di WHP sono in grado di operare sottovuoto fino a 40.000 rpm. Una versione di questa tecnologia verr&amp;#224; applicata alle vetture della scuderia Williams nel corso di questa stagione di Formula 1. Le batterie montate all’interno del supervolano fungono al contempo da motore e generatore: l’energia elettrica viene rilasciata o accumulata a seconda che si voglia aumentare o diminuire la velocit&amp;#224; del supervolano. “L’efficienza elettrica di round-trip, escluse le perdite legate all’elettronica di potenza, &amp;#232; superiore al 90%”, afferma Scott. WHP ha gi&amp;#224; testato un supervolano in grado di fornire 250 kW di energia e ha progettato una nuova versione da 500 kW. Per aumentare l’erogazione di energia elettrica e i tempi di rotazione &amp;#232; possibile utilizzare pi&amp;#249; supervolani in parallelo. La societ&amp;#224; statunitense Beacon Power, ad esempio, ha in progetto la realizzazione di un “parco” da 200 supervolani in grado di produrre un totale di 20 MW in 15 minuti. In California e a New York, la societ&amp;#224; ha gi&amp;#224; sperimentato impianti a supervolani multipli delle dimensioni di un container. Fare incetta di vento “Ci siamo interessati a tutte le tecnologie di accumulo dell’energia, ma per il momento non ci sono clamorosi passi avanti”, spiega Henrik Vikelgaard. “Stiamo collaborando con i ricercatori Contenitore dell’impianto Pompa a vuoto Ventola di raffreddamento Elettronica di potenza dell’universit&amp;#224; di Aalborg e di altri istituti, anche statunitensi”. Statore “In Vestas crediamo che trovare un sistema per accumulare l’energia &amp;#232; fondamentale per ottimizzare le prestazioni delle centrali eoliche e farle funzionare sempre pi&amp;#249; come le centrali elettriche tradizionali”, continua. “Ci permetterebbe, inoltre, anche di rinviare ingenti investimenti per l’incremento della capacit&amp;#224; della rete elettrica. Se non riusciremo a superare l’ostacolo dello stoccaggio dell’energia, sar&amp;#224; molto difficile per il mondo raggiungere gli obiettivi di sviluppo delle fonti rinnovabili”. Supporti ibridi in ceramica Celle multilivello (MLC) Fibra di vetro Involucro statore Contenitore volano Fibra di carbonio Capsula inferiore  Rotore Figura 4: Il sistema elettromeccanico di potenza ibrida di Williams immagazzina energia elettrica convertendola in energia cinetica di un rotore di fibra di carbonio di alta velocit&amp;#224;. 13</description><a10:updated>2009-05-27T15:38:43+02:00</a10:updated></item><item><guid isPermaLink="true">http://nozebra.ipapercms.dk/Vestas/VestasWind/IT/No162009/?Page=14</guid><link>http://nozebra.ipapercms.dk/Vestas/VestasWind/IT/No162009/?Page=14</link><title>Vestas Win[d] Page 14</title><description>“Non &amp;#232; la specie pi&amp;#249; forte che sopravvive n&amp;#233; la pi&amp;#249; intelligente, ma quella pi&amp;#249; ricettiva ai cambiamenti ”. - Charles Darwin 14</description><a10:updated>2009-05-27T15:38:43+02:00</a10:updated></item><item><guid isPermaLink="true">http://nozebra.ipapercms.dk/Vestas/VestasWind/IT/No162009/?Page=15</guid><link>http://nozebra.ipapercms.dk/Vestas/VestasWind/IT/No162009/?Page=15</link><title>Vestas Win[d] Page 15</title><description>la crisi divampa e il consolidamento del settore prosegue Le grandi societ&amp;#224; elettriche con alle spalle bilanci solidi hanno un ruolo sempre pi&amp;#249; centrale nel processo di consolidamento del settore eolico. E sono molto esigenti nei confronti dei produttori di turbine. di Cath Mersh Era gi&amp;#224; accaduto in precedenza. Come sempre, in un settore fiorente, caratterizzato da possibilit&amp;#224; di crescita apparentemente infinite e dalla presenza di numerosi operatori, arriva il momento in cui ha inizio la competizione per la supremazia nel mercato, e il consolidamento diventa inevitabile. Questa &amp;#232;, ad oggi, la situazione dell’industria eolica. Gli ultimi due anni hanno visto un numero crescente di fusioni e acquisizioni che anche ora, nonostante la crisi finanziaria globale, sono in continuo aumento. Il maggiore dinamismo &amp;#232; stato riscontrato fra le utility europee, che hanno finalizzato l’acquisizione di piccole aziende di servizi pubblici e di produttori di energia indipendenti che operavano nel mercato eolico internazionale. Solo per citare un esempio, a gennaio di quest’anno la compagnia elettrica tedesca RWE ha annunciato di aver raggiunto un’intesa per acquisire il controllo del capitale azionario della concorrente olandese Essent, il maggiore produttore di energia rinnovabile (eolico e biomasse) nei Paesi del Benelux. Per Essent, che ha comunque mantenuto la propria identit&amp;#224;, questo accordo si traduce nella possibilit&amp;#224; di accedere a migliori condizioni di finanziamento. A febbraio, la svedese Vattenfall, utility energetica statale, Grande interesse da parte degli investitori L’EWEA (European Wind Energy Association) si dichiara entusiasta del crescente interesse degli investitori per il settore eolico. “Nonostante la crisi finanziaria, sempre pi&amp;#249; societ&amp;#224; elettriche con alle spalle bilanci solidi decidono di investire nel comparto eolico, e anche l’interesse degli investitori istituzionali &amp;#232; in decisa ha invece presentato un’offerta per l’acquisizione dell’olandese Nuon, una transazione dalla quale prenderebbe vita la societ&amp;#224; leader in Europa nell’eolico offshore. La societ&amp;#224; energetica portoghese EDP ci offre un altro esempio. L’acquisizione nel 2007 della societ&amp;#224; eolica statunitense Horizon Energy &amp;#232; stata una mossa strategica per l’utility portoghese, che ora pianifica di generare il 50% dell’energia da fonti rinnovabili gi&amp;#224; entro il 2010. Jonathan Barringer, Business Consultant di Vestas, che ha lavorato a un progetto di mappatura del mercato eolico e delle esigenze del cliente e ha assistito a molte transazioni di questo tipo, ci spiega: “C’&amp;#232; una chiara tendenza a rivolgersi agli operatori pi&amp;#249; grandi e sviluppati, presenti in pi&amp;#249; mercati, mentre le utility sembrano sempre pi&amp;#249; interessate a entrare nell’eolico”. Una scelta sicura Ora che i requisiti imposti dalle banche sono pi&amp;#249; rigorosi e severi, a farne le spese sono proprio le piccole utility del settore eolico, diversamente dalle grandi societ&amp;#224; energetiche, che hanno pi&amp;#249; probabilit&amp;#224; di accedere ai finanziamenti. Le utility sono responsabili del rifornimento energetico dei cittadini, un incarico generalmente suggellato da un mandato governativo, per questo motivo sono viste come un debitore pi&amp;#249; solido e sicuro. Secondo Christian Kjaer, direttore generale dell’EWEA, le grandi utility che possono contare su ingenti riserve di denaro, emergeranno dalla crisi con un rifiorire di progetti. “Potrebbe accadere che alcuni progetti minori, costretti al fermo a causa del congelamento dei crescita”, ha dichiarato l’EWEA in un recente comunicato stampa. Con lo scoppio della crisi ha avuto inizio una fase di congelamento dei crediti dalle banche internazionali che, assieme al crollo del prezzo dei combustibili fossili, si &amp;#232; rivelata un grosso ostacolo al consolidamento del settore. “I governi e la Banca per gli Investimenti Europei devono ricorrere con urgenza a prestiti garantiti per agevolare la liquidit&amp;#224; delle banche e accelerare la ripresa economica,” ha aggiunto poi l’EWEA . 15</description><a10:updated>2009-05-27T15:38:43+02:00</a10:updated></item><item><guid isPermaLink="true">http://nozebra.ipapercms.dk/Vestas/VestasWind/IT/No162009/?Page=16</guid><link>http://nozebra.ipapercms.dk/Vestas/VestasWind/IT/No162009/?Page=16</link><title>Vestas Win[d] Page 16</title><description>crediti bancari nonostante la firma di contratti per la fornitura di turbine eoliche, vengano acquisiti da una fra le pi&amp;#249; grandi societ&amp;#224; energetiche” “In questo settore le dimensioni contano”, aggiunge Jonathan Barringer di Vestas. “Tre anni fa c’era un gran fermento tra i piccoli operatori, ma ora le banche guardano alle dimensioni del debitore ed &amp;#232; questo, a mio avviso, il cambiamento pi&amp;#249; significativo”. La crisi far&amp;#224; selezione Mentre il consolidamento del comparto eolico &amp;#232; generalmente visto come un fenomeno positivo, Francesco Starace, Amministratore delegato di Enel Green Power, &amp;#232; tra coloro che leggono la crisi finanziaria come un’occasione per far uscire di scena gli operatori pi&amp;#249; deboli e lasciare spazio alle societ&amp;#224; pi&amp;#249; forti, con obiettivi di lungo termine e fortemente orientate all’efficienza. Starace si augura inoltre che il settore delle rinnovabili rivendichi la propria indipendenza dalle normative e dagli incentivi statali e che il mercato energetico intraprenda finalmente la strada dell’autonomia. “Negli ultimi dieci anni il settore ha conosciuto un grande sviluppo, spalleggiato da pacchetti di incentivi e tariffe preferenziali”, spiega Starace, “ora &amp;#232; arrivato il momento di confrontarsi con la sfida pi&amp;#249; grande, la creazione di un’efficiente struttura dei costi. Il settore deve dimostrare di possedere le qualit&amp;#224; per competere con i combustibili fossili, anche senza incentivi”. Richieste sempre pi&amp;#249; esigenti Per i fornitori di turbine eoliche come Vestas, la crisi ha reso i clienti pi&amp;#249; esigenti nelle loro richieste. Vestas ora collabora con le banche per aiutare i clienti a ottenere i finanziamenti di cui necessitano, e ha scelto di puntare sull’ottimizzazione dei progetti per accrescerne la fattibilit&amp;#224; economica. Jo&amp;#227;o Costeira, Direttore generale per l’Europa di EDP Renov&amp;#225;veis, la quarta societ&amp;#224; eolica al mondo e operatore molto attivo nel processo di consolidamento del settore, illustra quali sono, dal punto di vista della sua societ&amp;#224;, i nuovi requisiti essenziali. “In primo luogo prezzi competitivi, e mi riferisco al costo complessivo di un progetto, un aspetto essenziale affinch&amp;#233; il progetto vada in porto”. “Tuttavia, per una societ&amp;#224; come EDP R, presente in tre continenti e in otto paesi, la flessibilit&amp;#224; &amp;#232; fondamentale per sfruttare al meglio il nostro portfolio e adattarci agli imprevisti, inevitabili quando si gestiscono oltre 50 progetti in fase avanzata. La flessibilit&amp;#224; deve essere la parola d’ordine in ogni settore, dall’entit&amp;#224; e geografia delle forniture, ai volumi annui e alla disponibilit&amp;#224; dei pezzi di ricambio”. “Un gruppo come Vestas, con una forte impronta “Tutti pensano a cambiare il mondo ma nessuno pensa a cambiare s&amp;#233; stesso. “ - Leo Tolstoy 16</description><a10:updated>2009-05-27T15:38:43+02:00</a10:updated></item><item><guid isPermaLink="true">http://nozebra.ipapercms.dk/Vestas/VestasWind/IT/No162009/?Page=17</guid><link>http://nozebra.ipapercms.dk/Vestas/VestasWind/IT/No162009/?Page=17</link><title>Vestas Win[d] Page 17</title><description>globale e possibilit&amp;#224; logistiche e produttive molto sviluppate dovrebbe essere – e lo &amp;#232; – all’altezza della sfida”. L’Enel, la pi&amp;#249; grande societ&amp;#224; elettrica in Italia e la seconda utility in Europa per capacit&amp;#224; installata, ha recentemente aggregato tutte le attivit&amp;#224; internazionali del settore rinnovabile in una nuova societ&amp;#224;, Enel Green Power, il principale produttore di energia rinnovabile a livello europeo. Francesco Starace, interrogato su quali richieste avanzi la sua azienda ai fornitori di turbine eoliche, &amp;#232; molto chiaro: efficienza, in termini di semplificazione della catena di fornitura, e sviluppo tecnologico. “In questo momento una delle innovazioni pi&amp;#249; interessanti e meritevoli di essere esaminate pi&amp;#249; nello specifico, riguarda la possibilit&amp;#224; di abbandonare la trasmissione meccanica a favore della tecnologia Direct Drive, o trasmissione diretta, che promette maggiore efficienza, minori complicazioni e costi operativi e manutentivi pi&amp;#249; contenuti”, afferma Starace. Piano per la ripresa In attesa che l’industria eolica raggiunga la piena autonomia, il mondo politico si &amp;#232; reso conto di come l’energia eolica abbia un peso importante nel mix energetico, aiuti molte utility a posizionarsi sul mercato delle rinnovabili, oltre a essere una pedina importante nella competizione con le fonti tradizionali e pi&amp;#249; economiche. La proposta avanzata dalla Commissione Europea di investire nella produzione di energia eolica offshore, infatti, &amp;#232; uno dei punti del piano di ripresa economica, studiato per ridare impulso alle economie nazionali dell’Unione. Anche negli Stati Uniti, l’Amministrazione Obama nell’ambito del piano di stimolo all’economia ha approvato alcune disposizioni per accelerare lo sviluppo dell’eolico e altre tecnologie rinnovabili. In un contesto simile, il settore trarr&amp;#224; benefici sia dal consolidamento dell’industria eolica, sia dalla crisi finanziaria. Alla fine, gli operatori che supereranno la crisi ne usciranno rafforzati. Per il momento, spetta ai fornitori come Vestas aiutare le grandi societ&amp;#224; di energia sostenibile a diventare efficienti e competitive, per esserlo a loro volta. * International Herald Tribune, 4 febbraio “Migliorare significa cambiare, essere perfetti significa cambiare spesso. “ - Winston Churchill 17</description><a10:updated>2009-05-27T15:38:43+02:00</a10:updated></item><item><guid isPermaLink="true">http://nozebra.ipapercms.dk/Vestas/VestasWind/IT/No162009/?Page=18</guid><link>http://nozebra.ipapercms.dk/Vestas/VestasWind/IT/No162009/?Page=18</link><title>Vestas Win[d] Page 18</title><description>Macchine elettriche a tavoletta 18 18</description><a10:updated>2009-05-27T15:38:43+02:00</a10:updated></item><item><guid isPermaLink="true">http://nozebra.ipapercms.dk/Vestas/VestasWind/IT/No162009/?Page=19</guid><link>http://nozebra.ipapercms.dk/Vestas/VestasWind/IT/No162009/?Page=19</link><title>Vestas Win[d] Page 19</title><description>Le quattroruote del futuro saranno alimentate dal vento. In tutto il mondo sono numerosi gli stati e le regioni che stanno preparando il terreno alla diffusione delle auto elettriche e, in questo cambiamento di rotta, le turbine eoliche avranno un ruolo decisivo soprattutto durante le ore notturne, quando ricaricheranno le automobili con energia pulita a un prezzo competitivo. di Jack Jackson Nel giro di tre anni, in tutta la Danimarca sar&amp;#224; possibile ricaricare le automobili elettriche anche con l’energia prodotta dal vento. A casa come sul posto di lavoro, le automobili faranno il pieno di energia in punti di ricarica intelligenti che garantiranno un migliore equilibrio complessivo della rete: entreranno infatti in funzione quando la produzione eolica &amp;#232; particolarmente elevata e la domanda energetica scarsa, come durante le ore notturne. Nel caso di lunghi spostamenti, lungo le principali autostrade del paese i danesi potranno rifornirsi presso speciali stazioni dove un sistema automatizzato provveder&amp;#224; a sostituire gli accumulatori esausti con altri gi&amp;#224; carichi. L’intera operazione durer&amp;#224; quanto fare un pieno di benzina. I danesi che si metteranno al volante di un’auto elettrica saranno tra i primi al mondo a sperimentare un nuovo concetto di trasporto sostenibile, che consentir&amp;#224; loro di salvaguardare l’ambiente e il proprio conto in banca. E non si tratta di uno scenario utopistico, bens&amp;#236; di una realt&amp;#224; concreta – non soltanto danese ma internazionale - che ha gi&amp;#224; visto stanziati finanziamenti privati nell’ordine di centinaia di milioni di euro. Capofila del progetto &amp;#232; l’azienda globale Better Place dell’ex guru del settore informatico Shai Agassi, il cui innovativo progetto di creare una rete di stazioni di ricarica per automobili elettriche sta rapidamente attirando Energia dalle batterie Nonostante i primi veicoli elettrici (EV) risalgano ormai a un secolo fa, il costo proibitivo delle batterie, i lunghi tempi di ricarica e la scarsa autonomia ne hanno ostacolato la diffusione. I recenti progressi in campo tecnologico, Come un gestore di telefonia Better Place non fabbrica automobili, ma si occupa della realizzazione e attivazione – a livello locale o nazionale – della rete di servizi dedicati l’attenzione di media, mondo politico e imprenditoriale di tutto il mondo. Agassi ha dichiarato: “Stiamo trasformando i trasporti in un servizio sostenibile. Risolveremo il problema dell’autonomia e dei costi con le batterie sostituibili. La nostra &amp;#232; una soluzione a zero emissioni che armonizzer&amp;#224; la disponibilit&amp;#224; di energia da fonti rinnovabili e la domanda creata dai veicoli elettrici”. Nel 2008 Better Place ha stretto un accordo con il governo israeliano per dare il via alla sperimentazione di una rete di stazioni di ricarica estesa su tutto il territorio nazionale. Non appena il progetto &amp;#232; stato avviato, hanno aderito all’iniziativa anche Danimarca, Australia, Ontario, Hawaii, e un’alleanza costituita da nove citt&amp;#224; affacciate sulla Baia di San Francisco. Secondo Jens Moberg, CEO di Better Place Denmark e responsabile di Better Place Europe, Middle East e Africa, “Il mondo si trova di fronte a due grandi problemi: la dipendenza dal petrolio e le emissioni di CO2. &amp;#200; arrivato il momento delle auto elettriche”. tuttavia, li stanno rendendo sempre pi&amp;#249; pratici e accessibili. Secondo un articolo pubblicato su AutoSpeed (N. 522, 17 marzo 2009), rivista del settore specializzata in tecnologia automotive, il perfezionamento delle batterie agli ioni di litio ha permesso di incrementare l’autonomia dei veicoli e ne ha ridotto drasticamente i costi. Quasi tutte le maggiori case automobilistiche sono gi&amp;#224; all’opera per realizzare il proprio parco di veicoli elettrici da immettere sul mercato entro il 2011. Molte altre societ&amp;#224; e start-up hanno scelto invece di specializzarsi esclusivamente in questo particolare settore, come la statunitense Tesla Motors, la francese Venturi o la norvegese Think Global. Alla base delle scelte effettuate dall’indus</description><a10:updated>2009-05-27T15:38:43+02:00</a10:updated></item><item><guid isPermaLink="true">http://nozebra.ipapercms.dk/Vestas/VestasWind/IT/No162009/?Page=20</guid><link>http://nozebra.ipapercms.dk/Vestas/VestasWind/IT/No162009/?Page=20</link><title>Vestas Win[d] Page 20</title><description>ai veicoli elettrici. “Grazie al nostro lavoro le case automobilistiche non dovranno preoccuparsi della realizzazione dei punti di ricarica o delle stazioni di sostituzione delle batterie”, afferma Jens Moberg, “Una delle sfide &amp;#232; stata proprio facilitare l’accesso all’energia”. Better Place si approccia al mercato secondo un modello ormai diffuso nel settore delle comunicazioni, ma insolito per quello dei trasporti. “Opereremo come un gestore di telefonia mobile”, spiega Moberg. Per capire il meccanismo, basta pensare a come funzionano i servizi di telefonia mobile. Ogni minuto di utilizzo dei servizi comporta il pagamento al proprio gestore di una somma per l’accesso alle antenne e alla rete telefonica. Il telefonino, venduto come parte integrante di un abbonamento, costa invece relativamente poco. Basta ragionare in questo senso, ma non pi&amp;#249; in termini di telefonini e reti di telefonia mobile ma di auto elettriche e rete elettrica, e il gioco &amp;#232; fatto. “Sar&amp;#224; sufficiente sottoscrivere un abbonamento con Better Place”, continua Moberg, “e la societ&amp;#224; vi fornir&amp;#224; batterie, elettricit&amp;#224; e assistenza, a fronte del pagamento di un canone mensile studiato in base alle vostre esigenze o ai chilometri di percorrenza”. In qualunque momento gli automobilisti potranno rifornirsi in uno dei punti di ricarica alle condizioni previste dal proprio abbonamento. Inoltre, qualora non disponessero del tempo necessario per ricaricare l’accumulatore, potranno provvedere alla sostituzione della batteria in una stazione di ricambio, senza alcun costo aggiuntivo. Moberg assicura che “a partire da quest’anno inizieremo ad allestire punti di ricarica in tutta la Danimarca, nei pressi di uffici e abitazioni private. Nel corso dei prossimi due anni i lavori accelereranno e si intensificher&amp;#224; la costruzione di stazioni di ricambio delle batterie. Il nostro obiettivo &amp;#232; fare in modo che i danesi possano, entro il 2011, godere di una mobilit&amp;#224; illimitata entro i confini nazionali”. Le colonnine di ricarica dell’operatore di rete Better Place saranno il normale punto di contatto tra l’automobile e la rete elettrica. Il contributo dell’energia eolica In Danimarca un consorzio di investitori ha stanziato l’ingente somma di 103 milioni di euro per la costruzione della rete di ricarica dei veicoli elettrici. Per questo paese, celebre per essere all’avanguardia nel campo delle tecnologie sostenibili, il tempismo non poteva essere pi&amp;#249; perfetto. “L’imminente Conferenza sul clima delle Nazioni Unite dar&amp;#224; alla Danimarca l’opportunit&amp;#224; di mostrare al mondo intero come cambier&amp;#224; in futuro il settore dei trasporti”, sostiene Agassi, riferendosi alla COP-15, in calendario a Copenhagen il prossimo dicembre. Ogni chilowattora utilizzato tramite la rete di Better Place sar&amp;#224; prodotto dall’utility danese DONG Energy da fonti pulite e rinnovabili. Come afferma lo stesso Moberg, “In Danimarca, pi&amp;#249; che il sole, abbonda il vento, la miglior fonte energetica per le auto elettriche danesi. Acquistare esclusivamente energia pulita, &amp;#232; un punto cardine della nostra mission”. Quasi il 20% dell’energia immessa nella rete da DONG proviene gi&amp;#224; da turbine eoliche, ed &amp;#232; la pi&amp;#249; alta percentuale al mondo. Combinare questo aspetto con i vantaggi delle auto elettriche, &amp;#232; un’idea brillante. “Mantenere l’equilibrio all’interno del nostro sistema sar&amp;#224; una vera sfida tecnica”, afferma Torben V. Holm di DONG, secondo cui il contributo relativo dell’energia eolica potr&amp;#224; essere maggiore generalmente durante la notte, nelle ore in cui la domanda energetica cala. “Anzich&amp;#233; esportare l’energia eolica in eccedenza nei paesi limitrofi, il pi&amp;#249; delle volte a prezzi stracciati, potremmo accumularla e immagazzinarla nelle batterie per le automobili, sfruttando al meglio una risorsa cos&amp;#236; preziosa”. I punti di ricarica Better Place utilizzeranno una tecnologia di rete intelligente che rifornir&amp;#224; i veicoli quando il carico della rete elettrica sar&amp;#224; ai minimi livelli, e mantenere cos&amp;#236; sempre sotto controllo l’equilibrio del </description><a10:updated>2009-05-27T15:38:43+02:00</a10:updated></item><item><guid isPermaLink="true">http://nozebra.ipapercms.dk/Vestas/VestasWind/IT/No162009/?Page=21</guid><link>http://nozebra.ipapercms.dk/Vestas/VestasWind/IT/No162009/?Page=21</link><title>Vestas Win[d] Page 21</title><description>altri popoli, faranno una scelta dettata non solo da preoccupazioni di tipo ambientalistico, perch&amp;#233; rimarranno affascinati anche dall’esperienza di guida offerta da questi veicoli elettrici. Prima di sedermi per la prima volta al volante di un’auto elettrica pensavo che le prestazioni non fossero paragonabili a quelle di una vettura diesel o benzina. Ma mi sono ricreduto: &amp;#232; persino pi&amp;#249; entusiasmante”. Esistono due grandi differenze tra i veicoli elettrici e quelli tradizionali: la prima riguarda la rumorosit&amp;#224;. “Queste auto sono silenziosissime, il motore si sente a malapena”. La seconda differenza risiede nell’utilizzo di un solo pedale per la maggior parte del tempo di guida. “Si utilizza solo l’acceleratore: non appena si allenta la pressione sul pedale, il motore inizia a frenare. E quando il traffico in citt&amp;#224; &amp;#232; scorrevole non c’&amp;#232; neppure bisogno”. Servono economie di scala Convincere il grande pubblico che le moderne auto elettriche non sono gli angusti veicoli dalle prestazioni limitate di un tempo &amp;#232; l’altro aspetto della sfida che Better Place deve affrontare. “Dobbiamo fare arrivare alla gente il messaggio che questi modelli hanno molto di pi&amp;#249; da offrire rispetto a un diesel o una macchina a benzina, senza rinunciare al comfort, n&amp;#233; alla sicurezza”, afferma Moberg. Molti stati e numerose citt&amp;#224; offrono gi&amp;#224; degli incentivi per favorire il passaggio alle auto elettriche. Israeliani e danesi sono esentati dal pagamento della tassa di immatricolazione, un’operazione che in Danimarca produrr&amp;#224; un risparmio del 180%, altri stati come la Francia offrono un bonus in contanti, mentre in alcune citt&amp;#224;, tra cui Londra, i conducenti di veicoli elettrici parcheggiano gratuitamente e non pagano i pedaggi stradali. Il costo iniziale di un’auto elettrica sar&amp;#224; elevato ma, nel lungo termine, possedere un veicolo elettrico sar&amp;#224; molto pi&amp;#249; conveniente. “Tra dieci anni guidare un’auto elettrica coster&amp;#224; molto di meno, anche a fronte di tasse uguali a quelle per le automobili tradizionali”, sostiene Moberg, “Un veicolo elettrico &amp;#232; pi&amp;#249; semplice da produrre, il motore ha meno parti semoventi. Al momento i costi di produzione sono elevati perch&amp;#233; si tratta di un prodotto nuovo. L’industria automobilistica produce macchine a benzina e a diesel da moltissimi decenni ormai, e la catena di montaggio &amp;#232; stata ottimizzata per questa tipologia di veicoli. Quando le auto elettriche verranno prodotte in massa, i costi subiranno un sensibile ridimensionamento. Se la domanda sussiste, l’offerta aumenter&amp;#224;. “Tutto questo cambier&amp;#224; le abitudini della gente. Nascer&amp;#224; un nuovo modo di concepire i trasporti, e sar&amp;#224; un vero e proprio cambiamento culturale” Auto elettrica: componenti particolari 6 5 3 2 1 4 1 2 Batterie agli ioni di litio Convertitore di potenza e Trasformatore 3 4 Scatola di giunzione e caricabatterie Motore elettrico e riduttore 5 6 Cavo per ricarica veloce\lenta Quadrante del cruscotto Componenti della Renault Kangoo Z.E. 21</description><a10:updated>2009-05-27T15:38:43+02:00</a10:updated></item><item><guid isPermaLink="true">http://nozebra.ipapercms.dk/Vestas/VestasWind/IT/No162009/?Page=22</guid><link>http://nozebra.ipapercms.dk/Vestas/VestasWind/IT/No162009/?Page=22</link><title>Vestas Win[d] Page 22</title><description>Pagare per inquinare 22 22</description><a10:updated>2009-05-27T15:38:43+02:00</a10:updated></item><item><guid isPermaLink="true">http://nozebra.ipapercms.dk/Vestas/VestasWind/IT/No162009/?Page=23</guid><link>http://nozebra.ipapercms.dk/Vestas/VestasWind/IT/No162009/?Page=23</link><title>Vestas Win[d] Page 23</title><description>I mercati del carbonio sono forti e in espansione. A seconda delle normative, possono far aumentare o ridurre gli investimenti nell’energia eolica. di Eric Johnson Nei 13 anni trascorsi dalla firma del Protocollo di Kyoto, la riduzione delle emissioni di carbonio nella lotta contro i cambiamenti climatici ha dato vita a una politica ovvia e ad una un po’ meno ovvia. La scelta evidente di molti governi &amp;#232; stata quella di imporre una “carbon tax” sui combustibili convenzionali, scelta relativamente semplice dato che sulla maggior parti di essi gravava gi&amp;#224; una tassa piuttosto elevata; altri, invece, hanno fatto la scelta meno ovvia di creare dei mercati del carbonio, basati sullo scambio di permessi di emissione di gas serra. Fino a qualche tempo fa, non era chiaro come questo metodo potesse mettere un freno alle emissioni, e ancora oggi continua a generare controversie a livello politico. Ciononostante, &amp;#232; diventato un business di dimensioni enormi e in continua espansione. Secondo due dei pi&amp;#249; importanti analisti di mercato, Point Carbon e New Carbon Finance, nel 2008 sono stati assegnati permessi di emissione di carbonio per un totale di circa 100 miliardi di euro. Bench&amp;#233; si preveda una contrazione nel 2009 a seguito della crisi economica mondiale, entrambi gli analisti affermano che il mercato &amp;#232; triplicato in tre anni, quadruplicato in quattro e che l’espansione continuer&amp;#224; nel medio termine. Per l’energia eolica, si tratta di un momento cruciale. Le vendite di permessi di emissione di Gas e permessi I regolatori hanno annunciato di voler avviare una tendenza pressoch&amp;#233; sconosciuta o comunque poco praticata fino al 2005, cio&amp;#232; alla creazione dell’Emission Trading System (ETS) - Sistema di scambio delle quote di emissioni, in seno all’Unione Europea. I mercati del carbonio, di cui esistono solo pochi esempi finora, prevedono la creazione e lo scambio tra i partecipanti di diritti di emissione di gas serra (noti comunemente come “carbonio” dal nome del principale gas serra, il biossido di carbonio). L’ETS, che incide per due terzi sul mercato globale del carbonio, si basa sullo stesso principio carbonio hanno dato vita al finanziamento di circa 600 progetti che prevedono l’utilizzo di energia eolica nei paesi in via di sviluppo (cfr. tabella) e potrebbero anche contribuire a un sostanziale finanziamento di nuova capacit&amp;#224; eolica installata nei paesi sviluppati, sebbene ci&amp;#242; dipenda da come saranno formulate le normative sui mercati del carbonio. “I regolatori possono ridurre le emissioni di carbonio attraverso la promozione di investimenti nell’energia eolica”, dice R&amp;#233;my Gruet, Consulente per gli Affari regolatori dell’Associazione Europea per l’Energia eolica, “ma devono fare molta attenzione agli incentivi”. del razionamento del cibo in vigore in Europa alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale; l’unica eccezione &amp;#232; che in questo caso non si tratta di cibo, bens&amp;#236; di emissioni di CO2. Gli enti regolatori stabiliscono un tetto per le emissioni complessive di carbonio e successivamente lo distribuiscono sotto forma di permessi (schede razione, note anche come quote, crediti e offset). In caso di eccedenza di permessi, &amp;#232; possibile vendere a chi invece non ne possiede a sufficienza: nasce cos&amp;#236; il commercio del carbonio. Nell’ambito dell’ETS, gli stati membri dell’Unione Europea ogni anno distribuiscono permessi pari a circa 3 miliardi di tonnellate di emissioni a quasi 12.000 industrie ad alto consumo di energia. Le distribuzioni avvengono sulla base della passata performance e sono regolarmente diminuite a ogni ciclo. Ad esempio, per un’industria che ha storicamente emesso 50.000 tonnellate l’anno, lo Stato concede permessi pari a 45.000 tonnellate. Agli operatori di questa industria si profilano quindi tre alternative. Possono: &amp;#183; emettere 5.000 tonnellate in meno rispetto all’anno precedente; &amp;#183; acquistare permessi per 5.000 tonnellate, oppure ridurre le emissioni al di sotto delle &amp;#183; 45.000 tonnellate e vendere i permessi in eccesso. 23</description><a10:updated>2009-05-27T15:38:43+02:00</a10:updated></item><item><guid isPermaLink="true">http://nozebra.ipapercms.dk/Vestas/VestasWind/IT/No162009/?Page=24</guid><link>http://nozebra.ipapercms.dk/Vestas/VestasWind/IT/No162009/?Page=24</link><title>Vestas Win[d] Page 24</title><description>ETS (2/3 dei mercati del carbonio) CDM (1/3 dei mercati del carbonio) Emissione di CO2 (tonnellate) Emissioni degli anni precedenti Le societ&amp;#224; che utilizzano pi&amp;#249; permessi di CO2 di quanto concesso loro potrebbero costruire impianti a bassa emissione di carbonio in paesi in via di sviluppo come misura compensativa all’inquinamento prodotto. Emissioni consentite per l’anno Acquistare i permessi in eccedenza da un’altra azienda. Pagare 100 $ per ogni tonnellata emessa a fine anno. Emettere quanto previsto dalla quota annuale. Ridurre le emissioni al di sotto della quota annuale e vendere la rimanenza ad un’altra azienda. Figura 1: CDM e ETS A prescindere dalla loro scelta, a fine anno la corrispondenza tra permessi ed emissioni deve risultare esatta, pena una multa di 100 euro per ogni tonnellata di emissioni non coperta da relativo permesso. Il rimanente terzo del mercato globale del carbonio &amp;#232; regolato da un programma diverso per principio dall’ETS. Invece di razionare una quantit&amp;#224; ben precisa di permessi, il Clean Development Mechanism (CDM) – Meccanismo di sviluppo pulito – stabilito nell’ambito del Protocollo di Kyoto, prevede la creazione di permessi per i Paesi in via di sviluppo che possono essere acquistati da governi, aziende e cittadini dei paesi sviluppati. I permessi previsti dal CDM (comunemente chiamati offset – compensazioni – o crediti) mirano a prevenire le future emissioni di carbonio. Si pu&amp;#242; scegliere di costruire una centrale a basso consumo di carbonio (ad es. a energia eolica, cfr. il paragrafo “Eliminare il carbonio in eccesso”) o una alimentata a carbone ad alta emissione di CO2. Ancora, invece di riversare fluorocarburi nell’atmosfera, i proprietari di una nuova azienda di apparecchi refrigeranti possono decidere di avvalersi di attrezzature che catturano e inceneriscono queste sostanze nocive per il clima, il cui effetto sul riscaldamento globale &amp;#232; superiore di centinaia e migliaia di volte a quello del biossido di carbonio. In entrambi i casi appena illustrati, la quantit&amp;#224; di carbonio che non &amp;#232; stata effettivamente emessa si traduce in permessi che l’acquirente utilizzer&amp;#224; per emettere o abbattere le emissioni. Come afferma Ashok Gupta del Natural Resources Defense Council: “Un maggiore ricorso all’energia eolica (e altre energie rinnovabili) &amp;#232; fondamentale per la lotta contro le emissioni causa del riscaldamento globale”. Produrre (meno) fumo Entrambi i metodi – il razionamento previsto dall’ETS e la compensazione prevista dal CDM – hanno una nutrita schiera di critici. Fino alla met&amp;#224; degli anni ’90, molti governi europei affermavano con insistenza che i permessi di carbonio non dovevano essere commercializzati e che il trasferimento dei diritti di emissione avrebbe permesso ai grandi inquinatori di sfuggire facilmente ai loro obblighi di riduzione. Ciononostante, gli stati 24</description><a10:updated>2009-05-27T15:38:43+02:00</a10:updated></item><item><guid isPermaLink="true">http://nozebra.ipapercms.dk/Vestas/VestasWind/IT/No162009/?Page=25</guid><link>http://nozebra.ipapercms.dk/Vestas/VestasWind/IT/No162009/?Page=25</link><title>Vestas Win[d] Page 25</title><description>Distribuire il carbonio in eccesso I CDM (Clean Development Mechanisms – Meccanismi di sviluppo pulito) prevedono la creazione di permessi per i paesi in via di sviluppo, che possono essere acquistati da governi, aziende e individui del mondo industrializzato. I crediti CDM hanno dato un grosso slancio all’energia eolica nel mondo sviluppato. Da vendite di offset pari a circa 220 mila tonnellate l’anno, &amp;#232; stato possibile produrre quasi 22.000 MW; ci&amp;#242; corrisponde al 14% di tutti gli offset CDM, subito dopo l’energia da biomasse e quella idroelettrica rispettivamente con 15% e 27% del totale. Vestas &amp;#232; stata parte integrante di questo processo. Il nostro Sportello CDM a Chennai sta per acquisire crediti per 115 MW di energia eolica in India, che sar&amp;#224; ripartita tra 6 generatori commissionati tra il 2003 e il 2005. “La verifica delle quantit&amp;#224; di carbonio effettivamente risparmiato non &amp;#232; un processo repentino e le autorit&amp;#224; del CDM sono multo puntigliose”, afferma Rampradap Balasubramanian, capo ingegnere CDM in Vestas. Tuttavia, Vestas spera di poter ricevere crediti per i suoi sei progetti verso la met&amp;#224; del 2009. Produzione energia eolica finanziata da crediti CDM Fonte: UNEP-RISOE Database Paese Cina India Messico Brasile Corea del Sud Repubblica Dominicana Cipro Egitto Marocco Filippine Nicaragua Costa Rica Altri Totale Progetti 271 240 11 11 10 3 3 2 2 2 2 2 9 568 MW 13,784 4,474 1,222 687 314 173 188 200 70 73 60 69 244 21,558 Totale 2012 CER's 144,924 48,406 10,439 2,833 2,681 1,706 1,058 2,106 1,144 829 727 490 2,956 220,299 25</description><a10:updated>2009-05-27T15:38:43+02:00</a10:updated></item><item><guid isPermaLink="true">http://nozebra.ipapercms.dk/Vestas/VestasWind/IT/No162009/?Page=26</guid><link>http://nozebra.ipapercms.dk/Vestas/VestasWind/IT/No162009/?Page=26</link><title>Vestas Win[d] Page 26</title><description>membri della UE ne sono oggi diventati grandi sostenitori, in quanto si sono resi conto che la commercializzazione genera una riduzione delle emissioni a un costo netto bassissimo. Infatti, numerosi studi hanno dimostrato che molti sistemi di riduzione del carbonio (tra cui gli investimenti nell’efficienza energetica) effettivamente producono un risparmio economico, anche senza contare le vendite dei permessi. Anche il metodo dell’offset continua a generare controversie. Alcuni sostengono si tratti di un trucco, di una truffa in cui chi vende rivendica riduzioni che, nella peggiore delle ipotesi, non esistono o, nella migliore delle ipotesi, sarebbero avvenute comunque. “Gli offset non sono d’aiuto all’ambiente”, denuncia Keith Johnson, esperto di questioni ambientali, “servono a malapena a produrre un profitto extra per operazioni gi&amp;#224; avvenute”. Altri imputano agli offset l’insorgenza di una mentalit&amp;#224; noncurante nei paesi sviluppati, in quanto l’acquisto dei crediti sarebbe una facile scappatoia per gli acquirenti che cos&amp;#236; non dovrebbero ridurre le loro emissioni. Entrambe le accuse sono state seriamente prese in considerazione. I sostenitori del CDM affermano che i progetti non solo sono sottoposti ad esami molto scrupolosi, ma devono anche dar prova della loro cos&amp;#236; detta “addizionalit&amp;#224;” (un termine tecnico che vale a dire che non sarebbero stati realizzati se non per i crediti CDM). In Europa, solo il 50% delle riduzioni annuali di CO2 di una societ&amp;#224; o di un paese pu&amp;#242; essere rappresentato dalle compensazioni previste dal modello CDM. Il resto deve provenire da interventi interni. Dopo Kyoto Le riduzioni (fino a una percentuale del 100%), invece, potrebbero essere “esternalizzate” tramite crediti CDM nel promettente mercato del carbonio proposto per gli Stati Uniti. Ci&amp;#242; suscita pareri contrastanti tra i sostenitori dell’energia rinnovabile. Da un lato, dopo otto anni di rifiuto da parte di Bush, si guarda con favore all’ingresso nel mondo degli impegni di Kyoto del pi&amp;#249; grande inquinatore pro capite del pianeta, ma dall’altro auspicano un maggior rigore: meno esternalizzazione di CDM e obiettivi di riduzione pi&amp;#249; severi. Mentre l’UE sta considerando di ridurre entro il 2020 le proprie emissioni del 20-30% rispetto ai dati del 1990, l’America beffardamente promette una riduzione dello 0%. I sostenitori dell’energia rinnovabile e gli ambientalisti chiedono che si intervenga in maniera diversa sui mercati del carbonio. Un primo obiettivo &amp;#232; rendere pi&amp;#249; equo il Sistema di scambio delle quote di emissioni: invece dell’attuale grandfathering, l’allocazione gratuita di permessi basata sulle emissioni storiche, i permessi dovrebbero essere messi all’asta tra i migliori acquirenti. “Ci&amp;#242; creerebbe un’unica piattaforma di negoziazione per le tecnologie energetiche”, dice Gruet dell’Associazione Europea per l’Energia Eolica, “perch&amp;#233; obbliga tutti ad assorbire al loro interno i costi di emissione di CO2”. Mentre il sistema americano proposto metterebbe all’asta tutti i permessi, l’Europa &amp;#232; pi&amp;#249; cauta. L’UE ha dichiarato che metter&amp;#224; all’asta tutti i permessi entro il 2020 ma, ad oggi, solo il 5-10% &amp;#232; in vendita e alcune delle industrie pi&amp;#249; vulnerabili (settore energetico e prodotti chimici) stanno esercitando una certa pressione per arrestare questo processo. I sostenitori delle energie rinnovabili si stanno insistentemente rivolgendo alla UE affinch&amp;#233; ponga dei limiti pi&amp;#249; rigidi ai permessi. I prezzi fissati nell’ambito dell’ETS sono crollati drasticamente da 30 €/t a meno di 1 €/t nel 2006, quando cio&amp;#232; i governi hanno emesso pi&amp;#249; permessi rispetto al fabbisogno reale. “Se non si ha uno stretto controllo del mercato del carbonio, lo scopo per cui &amp;#232; stato creato andr&amp;#224; in fumo”, fa notare un analista di SRI Consulting. “In mancanza di maggiore controllo, non ci sono veri incentivi alla riduzione delle emissioni. Mercati pi&amp;#249; serrati, aste e obiettivi pi&amp;#249; severi: questi gli stimoli agli investimenti nell’energia eolica nonch&amp;#233; alla riduzione delle </description><a10:updated>2009-05-27T15:38:43+02:00</a10:updated></item><item><guid isPermaLink="true">http://nozebra.ipapercms.dk/Vestas/VestasWind/IT/No162009/?Page=27</guid><link>http://nozebra.ipapercms.dk/Vestas/VestasWind/IT/No162009/?Page=27</link><title>Vestas Win[d] Page 27</title><description>Prezzi fissi = soluzione? Con il crollo dei prezzi del carbonio da un massimo di circa 40 euro alla tonnellata a una quota inferiore a 1 euro, gli sviluppatori e i finanziatori di progetti che mirano al risparmio di CO2 hanno manifestato tutto il loro disappunto. Lamentano infatti che pianificare diventa estremamente difficile nel momento in cui &amp;#232; quasi impossibile stendere previsioni su prezzi e utili. Piuttosto che rischiare il loro capitale su progetti che possono rivelarsi un fallimento (il che &amp;#232; vero per molti, se il costo del carbonio &amp;#232; inferiore a 30 €/t), preferiscono abbandonarli. Alla luce di tutto ci&amp;#242;, alcuni sostenitori della riduzione delle emissioni di carbonio chiedono che siano stabiliti dei prezzi fissi. Ditlev Engel, CEO di Vestas, spiega che “le attuali oscillazioni dei prezzi del carbonio creano molta incertezza per i progetti che mirano al risparmio energetico. &amp;#200; necessario mettere tutti nella condizione di fare previsioni a lungo termine”. Il pi&amp;#249; grande produttore mondiale di combustibili fossili, all’apparenza l’alleato meno probabile, ha dimostrato di appoggiare l’opinione di Engel. Il CEO di ExxonMibil, Rex Tillerson, ha pubblicamente richiesto in diverse occasioni l’istituzione di prezzi fissi. In un discorso pronunciato all’Universit&amp;#224; di Stanford a febbraio, Tillerson ha affermato che stabilire in maniera diretta e trasparente il prezzo per il carbonio “potr&amp;#224; stimolare la ricerca di soluzioni energetiche a basso rilascio di emissioni e offrir&amp;#224; quella stabilit&amp;#224; e quella prevedibilit&amp;#224; tanto agognate dalle aziende, ai fini di investimenti a lungo termine nella ricerca e nelle attrezzature”. Contratti futuri commercializzati nella borsa ECX 40 €35 Sett a dicembre 2009 35 Volume totale €30 VOLUME (milioni di tonnellate di CO2) 30 €25 25 20 €20 15 €15 10 €10 5 0 06.02.2006 04.04.2006 05.06.2006 01.08.2006 27.09.2006 23.11.2006 23.01.2007 21.03.2007 18.05.2007 16.07.2007 11.09.2007 07.11.2007 08.01.2008 05.03.2008 06.05.2008 02.07.2008 28.08.2008 24.10.2008 22.12.2008 20.02.2009 €0 &amp;#183; &amp;#183; ”Prezzi di regolamento” (‘Sett’) riflettono la media delle commercializzazioni giornaliere durante il periodo di regolamento (16:00-16:15, ora del Regno Unito). Volume e open interest riflettono tutti i contratti commercializzati. I dati relativi all’open interest sono pubblicati alle 11:00 (ora del Regno Unito) e si riferiscono al giorno feriale precedente. 27 Prezzo per tonnellata (EUR)</description><a10:updated>2009-05-27T15:38:43+02:00</a10:updated></item><item><guid isPermaLink="true">http://nozebra.ipapercms.dk/Vestas/VestasWind/IT/No162009/?Page=28</guid><link>http://nozebra.ipapercms.dk/Vestas/VestasWind/IT/No162009/?Page=28</link><title>Vestas Win[d] Page 28</title><description>28</description><a10:updated>2009-05-27T15:38:43+02:00</a10:updated></item><item><guid isPermaLink="true">http://nozebra.ipapercms.dk/Vestas/VestasWind/IT/No162009/?Page=29</guid><link>http://nozebra.ipapercms.dk/Vestas/VestasWind/IT/No162009/?Page=29</link><title>Vestas Win[d] Page 29</title><description>Costruire un’arca? non ancora di Glen Blouin Alcuni scienziati hanno ricostruito l’innalzamento del livello dei mari dalla rivoluzione industriale fino ai giorni nostri, scoprendo che dall’emissione dei primi gas serra prodotti dalla combustione dei combustibili fossili – carbone, petrolio e gas – il livello degli oceani &amp;#232; mediamente cresciuto di 20 cm negli ultimi 120 anni. Dal momento che continuiamo a rilasciare nell’atmosfera milioni di tonnellate di anidride carbonica e altri gas nocivi, le previsioni per il futuro non possono che essere fosche. Nonostante non sia ancora arrivato il momento di metterci tutti al riparo su una novella Arca di No&amp;#232;, &amp;#232; certamente tempo di iniziare a ridurre la produzione di gas inquinanti, promuovendo lo sviluppo di energie sostenibili. Secondo gli oceanologi, i mari soffrono di due grandi malesseri: l’acidificazione e l’aumento delle temperature. Il sollevamento &amp;#232; dovuto a tre cause principali, tutte correlate al problema del surriscaldamento. Innanzitutto, l’acqua riscaldandosi anche di poco aumenta di volume. Secondo il fisico Stefan Rahmstorf del Potsdam Institute for Climate Impact Research, istituto che si occupa di ricerca sugli impatti dei cambiamenti climatici, oggi l’espansione termica &amp;#232; responsabile per il 20% dell’innalzamento del livello dei mari, una percentuale in regresso del 40% rispetto alla Una catastrofe al rallentatore Secondo l’organizzazione scientifica U.S. Geological Survey (USGS), il livello degli oceani aumenta di 3,3 millimetri ogni anno. Non &amp;#232; il caso di creare seconda met&amp;#224; del secolo scorso. L’altra causa va ricercata nel graduale, ma in alcuni casi allarmante, scioglimento dei ghiacci. Le calotte glaciali e i ghiacciai si estendono su ogni continente del pianeta ad eccezione dell’Australia, in particolar modo in cima a catene montuose elevate, come l’Himalaya, le Alpi, il Kilimangiaro, le Ande e le Montagne Rocciose. In generale, nonostante alcune eccezioni che si verificano di anno in anno, i ghiacciai si stanno ritirando, contribuendo per il 40% al sollevamento del livello del mare. Considerati nell’insieme, i ghiacciai costituiscono meno dell’1% del ghiaccio che complessivamente si forma in un anno sul nostro pianeta, e non rappresentano dunque un fattore di preoccupazione nell’immediato. La terza causa &amp;#232; la madre di tutti i ghiacciai: le calotte glaciali della Groenlandia e dell’Antartide occidentale, responsabili per il 40% dell’innalzamento totale. I glaciologi che monitorano il processo di scioglimento dei ghiacci in entrambe le regioni hanno espresso una certa preoccupazione. allarmismo, ma poich&amp;#233; l’utilizzo di combustibili fossili e il conseguente rilascio di anidride carbonica e gas serra sono in continuo aumento, i climatologi prevedono conseguenze catastrofiche sul livello degli oceani. Dal 1990, anno di riferimento per il Protocollo di Kyoto, le emissioni di anidride carbonica hanno registrato un aumento superiore al 20% nei soli Stati Uniti. Cosa accadr&amp;#224; ai nostri mari e agli oceani se i ghiacci si scioglieranno – come sta accadendo nell’Oceano Artico e nelle montagne delle zone interne – oppure – come nel caso della Groenlandia e dell’Antartide occidentale – continueranno a scivolare inesorabilmente verso il mare? Quali saranno le ripercussioni sul livello degli oceani? I climatologi hanno opinioni divergenti riguardo a cifre precise e tempistiche ma concordano all’unanimit&amp;#224; nel dire che l’innalzamento delle acque sar&amp;#224; notevole, tale da causare la scomparsa di isole, atolli, interi tratti di costa e spiagge, l’inondazione delle citt&amp;#224; affacciate sul mare e l’infiltrazione di acqua salata nell’entroterra con il conseguente inquinamento delle riserve di acqua dolce. In ogni caso, le conseguenze sarebbero devastanti sia per i paesi industrializzati, sia per le nazioni in via di sviluppo. Bisogna, inoltre, tener presente che il 10% dell’intera popolazione mondiale vive in zone situate a livello 29</description><a10:updated>2009-05-27T15:38:43+02:00</a10:updated></item><item><guid isPermaLink="true">http://nozebra.ipapercms.dk/Vestas/VestasWind/IT/No162009/?Page=30</guid><link>http://nozebra.ipapercms.dk/Vestas/VestasWind/IT/No162009/?Page=30</link><title>Vestas Win[d] Page 30</title><description>del mare o a quote poco pi&amp;#249; elevate. Tra gli esperti c’&amp;#232; anche ampio consenso su una prevista impennata delle precipitazioni violente, che costituir&amp;#224; probabilmente la minaccia in assoluto pi&amp;#249; seria. Secondo Stefan Rahmstorf, a fronte dell’innalzamento di un metro del livello dei mari, tempeste che oggi si verificano ogni cent’anni potrebbero avvenire ogni tre. John Church, del Centre for Australian Weather and Climate Research, istituto di ricerca sui fenomeni meteorologici e il clima, ammonisce: “Se non verranno prese misure urgenti e significative, il clima del nostro pianeta potrebbe raggiungere, nel corso del XXI secolo, una soglia di irreversibilit&amp;#224; che porterebbe a un aumento del livello del mare anche di alcuni metri”. Gli esperti: preoccupazioni per il futuro Nel corso del recente Congresso scientifico internazionale sui cambiamenti climatici tenutosi a Copenhagen, 2000 scienziati si sono confrontati, dati alla mano. L’appuntamento ha costituito solo un’anticipazione del vertice mondiale che si terr&amp;#224; nel mese di dicembre, sempre nella capitale danese, e che porr&amp;#224; le basi per il prossimo Kyoto II del 2012. I climatologi, e in particolare gli esperti coinvolti nello studio del livello dei mari, hanno appurato che le previsioni presentate nel 2007 dal Comitato Intergovernativo sul Mutamento Climatico (IPCC) sono troppo ottimistiche. L’IPCC, basandosi su dati del 2002, aveva previsto un innalzamento del livello dei mari tra i 18 e i 59 cm nel corso del secolo, ma tali previsioni non avevano tenuto in considerazione lo scioglimento dei ghiacci della Groenlandia e dell’Antartide occidentale, due delle tre calotte di ghiaccio pi&amp;#249; estese del pianeta. Alcuni attivisti, tra cui Manfred Treber di Germanwatch, pensano che l’IPCC si sia affidato al “minimo comune denominatore” per giungere alle sue conclusioni e attribuisce tale scelta ad alcune negoziazioni politiche tra gli scienziati per pervenire a un consenso, sottolineando anche come “questo sia uno dei punti deboli dell’IPCC”. Al contrario, Bill Hare (Potsdam Institute), uno degli autori del rapporto presentato dall’IPCC, &amp;#232; categorico: “L’IPCC non &amp;#232; stato in alcun modo influenzato dai governi”, pur ammettendo tuttavia che l’assenza di dati riferiti all’Antartide occidentale al momento dell’elaborazione del rapporto, ne ha reso incompleta la valutazione sull’innalzamento del livello dei mari, legato allo scioglimento dei ghiacci e quindi al riscaldamento degli oceani. Rahmstorf , secondo cui l’aumento del livello delle acque marine dal 1880 &amp;#232; di 20 cm, ha definito il rapporto IPCC “cauto e ottimista”. Come molti altri, per&amp;#242;, ha sottolineato l’elemento di “incertezza” che caratterizzerebbe ulteriori proiezioni. “Le cifre fornite dall’ultimo IPCC sono pi&amp;#249; basse proprio perch&amp;#233; al momento della loro elaborazione era noto che vi fossero numerose incertezze riguardo alle calotte glaciali”, spiega Eric Rignot dell’Universit&amp;#224; della California (Irvine) e Ricercatore senior al Jet Propulsion Laboratory della NASA. I risultati a cui si &amp;#232; pervenuti nel corso degli ultimi due o tre anni dimostrano che vi sono aspetti fondamentali che non possono essere ignorati. Praticamente tutti gli esperti di clima prevedono che l’effetto dello scioglimento dei ghiacci si far&amp;#224; sentire in particolare nell’Artico e nel Nord Atlantico, mentre gran parte dell’emisfero australe, le aree a sud dell’Australia e le punte dell’Africa e del Sud America, dove gli insediamenti umani sono sporadici, registreranno un innalzamento lieve o quasi nullo. A difesa del mare Le rinnovabili – energia eolica, solare, mareomotrice, idroelettrica e geotermica – sono in grado di attenuare gli effetti disastrosi di questi fenomeni, ma gli esperti avvertono che &amp;#232; indispensabile fare molto di pi&amp;#249;, e al pi&amp;#249; presto. Alcuni esperti, come Jim Hansen della NASA, sostengono che il punto di non ritorno sia ormai prossimo, altri invece hanno una posizione pi&amp;#249; ottimista. La scienza &amp;#232; complessa, ma il principio alla base di ci&amp;#242; che sta acca</description><a10:updated>2009-05-27T15:38:43+02:00</a10:updated></item><item><guid isPermaLink="true">http://nozebra.ipapercms.dk/Vestas/VestasWind/IT/No162009/?Page=31</guid><link>http://nozebra.ipapercms.dk/Vestas/VestasWind/IT/No162009/?Page=31</link><title>Vestas Win[d] Page 31</title><description>– l’equivalente delle emissioni prodotte nello stesso arco di tempo da una centrale a carbone – eliminando ogni rilascio di solfuri, arsenico, piombo, mercurio e ossidi di diazoto in atmosfera, nel suolo o nelle acque . Secondo la relazione annuale 2008 della World Wind Energy Association, l’associazione mondiale per l’energia eolica, l’1,5% dell’elettricit&amp;#224; prodotta in 76 Paesi del mondo deriva da fonte eolica, un dato che evidenzia un incremento del 29% rispetto all’anno precedente. La WWEA inoltre prevede che fra soli 11 anni, entro il 2020, l’industria eolica soddisfer&amp;#224; il 12% del consumo mondiale di elettricit&amp;#224;. In generale, la produzione energetica da fonte solare, mareomotrice e geotermica ha un enorme potenziale, anche se la tecnologia &amp;#232; ancora molto giovane. Il vento non &amp;#232; l’unica fonte energetica rinnovabile, ma sembra essere la principale risposta al problema delle emissioni nocive. Groenlandia In Groenlandia, dove il ghiaccio pu&amp;#242; superare anche i 3 km di spessore, &amp;#232; stata riscontrata una progressiva accelerazione dello scioglimento dei ghiacci. Sull’isola pi&amp;#249; grande del pianeta, che ospita il 10% di tutto il ghiaccio della Terra, la deriva della calotta glaciale &amp;#232; un fenomeno naturale. Tuttavia, mentre la forza di gravit&amp;#224; tende a far scivolare gli iceberg verso il Nord Atlantico, le precipitazioni nevose compensano lo scioglimento dei ghiacci, specialmente nelle quote pi&amp;#249; elevate delle aree interne. Ma le crescenti temperature dell’oceano, secondo i glaciologi, stanno accelerando questo spostamento. Konrad Steffen, Direttore del Cooperative Institute for Research in Environmental Sciences presso l’Universit&amp;#224; del Colorado, afferma: “Sappiamo che la velocit&amp;#224; di scivolamento dei ghiacci &amp;#232; raddoppiata negli ultimi otto anni”. I suoi studi, ma non solo, hanno dimostrato che la calotta glaciale nella sua rotta verso l’Atlantico percorre 100 metri all’anno, approssimativamente la lunghezza di un campo Aumento del livello dei mari, dalla presentazione di Stefan Rahmstof in occasione dell’International Scientific Congress on Climate Change tenutosi a Copenhagen nel 2009. di calcio. L’accelerazione &amp;#232; poi favorita dalla formazione di laghi sulla superficie dei ghiacci durante la stagione estiva. I laghi spariscono improvvisamente, creando un reticolo di cavit&amp;#224; orizzontali, quelli che gli esperti chiamano “mulini glaciali” e che giungono fino al bedrock, lo strato roccioso posto al di sotto del ghiaccio. Qui l’acqua disciolta funge da lubrificante e riduce l’attrito tra il ghiaccio e il corpo roccioso. Tutti questi fenomeni sono riconducibili a un’unica causa – il riscaldamento dell’atmosfera e dell’oceano. E i principali colpevoli sono la miriade di gas serra, primo fra tutti il biossido di carbonio derivante dalla combustione dei carburanti fossili. Secondo la USGS, lo scioglimento di tutta la calotta glaciale della Groenlandia, che ricopre Dati satellitari, aggiornati a fine 2008, di Anny Cazenave. Stima di Church e White sui valori delle maree fino al 2006. l’82% dell’isola, risulterebbe in un aumento del livello del mare pari a 6,55 metri. 31 31</description><a10:updated>2009-05-27T15:38:43+02:00</a10:updated></item><item><guid isPermaLink="true">http://nozebra.ipapercms.dk/Vestas/VestasWind/IT/No162009/?Page=32</guid><link>http://nozebra.ipapercms.dk/Vestas/VestasWind/IT/No162009/?Page=32</link><title>Vestas Win[d] Page 32</title><description>Una ventata di cambiamento nelle politiche verdi Chiamatelo “allineamento continentale”. Di recente, l’Europa e gli Stati Uniti si sono avvicinati notevolemente nell’ambito delle energie rinnovabili grazie ai cambiamenti di portata epocale apportati alle politiche. Una buona notizia per le organizzazioni che hanno interessi nell’energia eolica. 32</description><a10:updated>2009-05-27T15:38:43+02:00</a10:updated></item><item><guid isPermaLink="true">http://nozebra.ipapercms.dk/Vestas/VestasWind/IT/No162009/?Page=33</guid><link>http://nozebra.ipapercms.dk/Vestas/VestasWind/IT/No162009/?Page=33</link><title>Vestas Win[d] Page 33</title><description>di Ralph Cohen Non accade spesso che cambiamenti politici di grande rilievo avvengano contemporaneamente su entrambe le sponde dell’Atlantico. Lo scorso anno, invece, sia l’Europa, sia gli Stati Uniti sono stati i protagonisti di grandi cambiamenti nel panorama energetico. Nel vecchio Continente, l’accordo sul pacchetto “20-20-20” ha fissato obiettivi nuovi e particolarmente ambiziosi per promuovere l’utilizzo delle fonti di energia rinnovabile in alternativa ai combustibili fossili, mentre gli Stati Uniti, con l’elezione di Barack Obama, hanno intrapreso una strada di radicali riforme nel campo energetico e delle infrastrutture. I cambiamenti, come &amp;#232; risaputo, non avvengono in breve tempo, e la storia &amp;#232; ricca di leggi e normative che non hanno centrato lo scopo prefissato. In questo caso abbiamo interpellato alcuni fra i maggiori operatori del settore energetico, e dai loro commenti si evince che i giudizi sui nuovi quadri normativi sono nel complesso positivi e godono di un certo consenso. Un segnale davvero importante, in quanto saranno gli stessi operatori del settore i principali attuatori della nuova normativa e la loro approvazione fa dunque sperare in una buona riuscita dei nuovi piani per l’energia. “Con questo nuovo quadro normativo l’Unione Europea si &amp;#232; posta traguardi molto ambiziosi”, afferma Francesco Starace, Amministratore Delegato di Enel Green Power S.p.A. “&amp;#201; un risultato importante per l’Unione, interessante anche dal punto di vista delle tempistiche: il termine per il raggiungimento degli obiettivi &amp;#232; sufficientemente lontano nel tempo da essere realizzabile, e abbastanza vicino da essere molto ambizioso”. Dagli Stati Uniti, Tristan Grimbert, Amministratore Delegato e Presidente di enXco, tra le principali societ&amp;#224; produttrici e titolari di parchi eolici, si &amp;#232; espresso positivamente sul piano energia approvato dall’amministrazione Obama: “Penso che l’attuale amministrazione voglia finalmente attuare una vera politica energetica e colmare una lacuna che si avverte da molti anni. Il nuovo governo ha un’idea ben precisa di ci&amp;#242; che deve essere fatto ed &amp;#232; intenzionato a realizzarlo. Effetto Positivo Le societ&amp;#224; contattate concordano, in linea di principio, su quali saranno gli effetti dei piani per l’energia. Jo&amp;#227;o Paulo Costeira, Direttore generale per la Spagna di EDP Renovaveis, la terza societ&amp;#224; eolica al mondo, auspica che la formula “2020-20” possa contribuire, negli anni a venire, a cambiamenti “in positivo” nel settore dell’energia rinnovabile . “L’UE non si &amp;#232; limitata a dichiarare il suo impegno, ma ha adottato azioni precise affinch&amp;#233; gli obiettivi siano concretizzati. Sono stati fissati obiettivi chiari, precisi e quantificati, grazie ai quali ogni stato membro operer&amp;#224; all’interno di un quadro comune”. “&amp;#200; un passo molto importante per l’Europa”, afferma Annelien d’Arnaud Gerkens, Regulatory Manager della societ&amp;#224; elettrica olandese Nuon, riferendosi al pacchetto “20-20-20”. “Finalmente un piano che fa chiarezza. Con un impegno politico di lungo termine per gli investimenti nelle rinnovabili, le societ&amp;#224; elettriche potranno fare delle proiezioni sullo sviluppo del mercato in Europa”. “In un mercato in crescita come questo, l’energia eolica manterr&amp;#224; un ruolo predominante in Europa”, spiega Christian Kjaer, Direttore Esecutivo dell’EWEA. “Al momento il 16% dell’elettricit&amp;#224; &amp;#232; prodotta da fonti rinnovabili: il 10% dai grandi impianti idroelettrici, il 4% dalle installazioni eoliche e il restante 2% da altre fonti sostenibili. Gli impianti idroelettrici non possono essere ulteriormente ampliati, quindi, la Commissione si aspetta che, entro il 2020, il 12% dell’energia complessivamente prodotta nell’Unione Europea provenga da fonte eolica”. Un simile obiettivo presuppone una triplicazione della domanda e, per questo motivo, Kjaer non ha esitato a definire il piano “20-20-20” “il quadro normativo pi&amp;#249; importante nella storia dell’eolico mondiale”. Negli Stati Uniti, Denise Bode, Direttore Esecutivo dell’American Wind </description><a10:updated>2009-05-27T15:38:43+02:00</a10:updated></item><item><guid isPermaLink="true">http://nozebra.ipapercms.dk/Vestas/VestasWind/IT/No162009/?Page=34</guid><link>http://nozebra.ipapercms.dk/Vestas/VestasWind/IT/No162009/?Page=34</link><title>Vestas Win[d] Page 34</title><description>Tutto &amp;#232; perfettibile Come &amp;#232; ovvio che sia, nessun piano &amp;#232; perfetto. In Europa, le societ&amp;#224; hanno espresso perplessit&amp;#224; I pacchetti su clima ed energia in breve Il pacchetto europeo, presentato per la prima volta a marzo 2007, prevede il taglio del 20% delle emissioni di gas serra (o GHG) rispetto ai livelli registrati nel 1990, il raggiungimento della quota del 20% di fonti di energia alternativa a livello di Unione Europea e un aumento dell’efficienza energetica del 20%. Il tutto entro il 2020. Negli Stati Uniti, invece, il “Piano di ripresa e reinvestimento” del Presidente Obama punta a una riduzione dell’80% delle emissioni di GHG entro il 2050 e alla produzione di almeno il 10% dell’energia da fonti rinnovabili entro il 2012 (obiettivo innalzato al 25% entro il 2025). Il pacchetto promuove inoltre una serie di misure per incrementare l’efficienza energetica, come l’ammodernamento degli edifici governativi e di oltre 2 milioni di abitazioni private. Entrambi i pacchetti prevedono un sistema di aste per l’acquisto di quote di emissione da parte delle industrie inquinanti. L’Emission Trading System (ETS), che al momento distribuisce permessi a titolo gratuito, sar&amp;#224; operativo a partire dal 2013. Il sistema di aste americano rientrer&amp;#224; invece in un sistema di permessi di emissione negoziabili che, al momento in cui scriviamo, sta per diventare legge. riguardo agli obiettivi assegnati ai singoli stati dal piano “20-20-20”. “Il sistema, cos&amp;#236; come viene descritto dalla direttiva, non prevede la commercializzazione transfrontaliera di energia sostenibile”, fa notare d’Arnaud Gerkens di Nuon. “Questo significa che ogni paese dovr&amp;#224; raggiungere gli obiettivi contando unicamente sulle proprie risorse nazionali. Siamo consapevoli che in questo modo il sistema delle rinnovabili verr&amp;#224; rafforzato in ogni Paese, ma speriamo che fra alcuni anni la commercializzazione venga nuovamente autorizzata cos&amp;#236; da poter sfruttare al meglio le tecnologie sostenibili e impiegarle nei siti dove la loro presenza &amp;#232; pi&amp;#249; vantaggiosa da un punto di vista economico”. Starace fa invece notare alcune sbavature per quanto concerne la richiesta. “Abbiamo in parte perso la flessibilit&amp;#224; su cui potevamo contare con il Protocollo di Kyoto, che ci permetteva di compensare le emissioni, fino a un tetto massimo, con i crediti di emissione acquistati dai paesi esterni all’Unione Europea. A mio avviso, il meccanismo di compensazione sar&amp;#224; abbastanza dispendioso per l’industria e i prezzi dell’energia dovranno essere leggermente ritoccati verso l’alto”. In America vi &amp;#232; la preoccupazione che Obama, il cui piano tra l’altro non &amp;#232; ancora stato completamente sviluppato, potrebbe non ottenere i mandati necessari a raggiungere gli obiettivi prefissati. “Con il mio staff ricorro a questa analogia”, dice Grimbert dell’EnXco, “il piano non &amp;#232; una cura per guarire il paziente, bens&amp;#236; per salvargli la vita e fare in modo che il suo caso non sia pi&amp;#249; da codice rosso. Il pacchetto di stimolo all’economia ha distribuito sussidi per sopperire alla mancanza di capitale bancario, tuttavia, affinch&amp;#233; il paziente possa essere definitivamente dimesso dall’ospedale e riacquistare completamente la salute, il piano di Obama deve far fronte a due problemi fondamentali: i finanziamenti per i progetti a lungo termine e la competitivit&amp;#224; dei combustibili fossili”. Le difficolt&amp;#224; riscontrate nell’accesso ai finanziamenti sono state messe in evidenza gi&amp;#224; a fine marzo, quando il Dipartimento dell’Energia statunitense ha concesso il primo prestito garantito per un progetto di energia alternativa, secondo un programma originariamente autorizzato dal Congresso nel 2005. L’inerzia burocratica e le lungaggini dei vari riesami hanno bloccato 40 miliardi di dollari di prestiti garantiti. Denise Bode, Direttore esecutivo dell’AWEA Greg Jenner, ex funzionario del Dipartimento del Tesoro, sostiene tuttavia che quest’impasse &amp;#232; ormai acqua passata. Al momento &amp;#232; il Dipartimento del Tesoro l’autorit&amp;#224; preposta alla gestione dei </description><a10:updated>2009-05-27T15:38:43+02:00</a10:updated></item><item><guid isPermaLink="true">http://nozebra.ipapercms.dk/Vestas/VestasWind/IT/No162009/?Page=35</guid><link>http://nozebra.ipapercms.dk/Vestas/VestasWind/IT/No162009/?Page=35</link><title>Vestas Win[d] Page 35</title><description>pari, tutto dipender&amp;#224; dai costi dei combustibili fossili: quando il loro prezzo &amp;#232; elevato, ci sar&amp;#224; la corsa alle rinnovabili, e quando il prezzo cala, le fonti sostenibili verranno ignorate. Tutto questo non ha alcun senso dal punto di vista della politica energetica e non ci permette di sfruttare al meglio la capacit&amp;#224; delle rinnovabili di raggiungere costi mediamente inferiori”. Strategia di business Nonostante la prevista crescita del settore eolico, nessuna delle societ&amp;#224; contattate ha avvertito la necessit&amp;#224; di ritoccare i programmi aziendali. Sono anzi in molte a condividere il pensiero di EDP Renovaveis, che ha programmato la propria strategia aziendale sulla convinzione che “il mondo sta entrando in una nuova fase in cui l’energia rinnovabile assumer&amp;#224; sempre pi&amp;#249; importanza nel soddisfare il fabbisogno energetico del pianeta, come conferma anche la nuova normativa europea in materia”. Il fattore che ha spinto le societ&amp;#224; a riformulare i piani aziendali &amp;#232; stato, in realt&amp;#224;, la crisi economica. Grimbert e molti altri prevedono, nell’immediato futuro, una nuova flessione del mercato, seguita da tempi migliori. “Penso che nel 2009 la crisi economica sar&amp;#224; ancora pi&amp;#249; accentuata rispetto al 2008”, afferma Grimbert. “Il pacchetto di stimoli limiter&amp;#224; i danni e sar&amp;#224; il presupposto per far ripartire la ripresa economica tra il 2010 e il 2011”. Nonostante gli ostacoli derivanti dalla congiuntura economica in atto, tutte le societ&amp;#224; interpellate hanno ribadito che l’attuale crisi non deve in alcun modo interferire con l’attuazione dei programmi energetici. “In momenti di difficolt&amp;#224; economica, i governi hanno talvolta la tendenza a rimandare alcuni interventi”, spiega Costeira di EDP Renovaveis, “invece &amp;#232; fondamentale non cadere in questo tipo di ragionamenti che, nel lungo termine, impattano negativamente la situazione dell’intero paese”. Secondo Kjaer dell’EWEA, la crisi finanziaria va vista come un’opportunit&amp;#224; per favorire lo Consenso pubblico In ultima analisi, secondo gli intervistati, il destino dei pacchetti energia dell’UE e degli Stati Uniti dipender&amp;#224; dall’approvazione dei cittadini. “La prova del nove per il raggiungimento degli obiettivi “20-20-20” &amp;#232; sicuramente dato dal consenso dei cittadini che dovranno accettare diversi cambiamenti nel panorama energetico”, sottolinea d’Arnaud Gerkens. “Finch&amp;#233; tale consenso non ci sar&amp;#224;, gli investimenti in tecnologie di cattura e sequestro del carbone, l’eolico onshore e simili, subiranno un rallentamento. Gli ostacoli si possono superare attraverso un lavoro comune Christian Kjaer, Direttore esecutivo dell’ EWEA. portato avanti dal governo e dal settore energetico e finalizzato a ottenere un maggior consenso da parte della popolazione”. Pare pi&amp;#249; che naturale auspicare una collaborazione tra governi e comparto e senza dubbio, i nuovi piani energetici rappresentano una nuova fase per il mondo politico. E i cittadini? Come hanno risposto ai pacchetti sul clima e l’energia? “Penso che il programma rifletta gi&amp;#224; un cambiamento avvenuto tra la popolazione”, dice Starace. “Gli europei sono sempre pi&amp;#249; consapevoli che il nostro approvvigionamento energetico dipende in larga misura da altri paesi. Questo &amp;#232; ormai un argomento ricorrente da quando, ogni anno, Russia e Ucraina si fronteggiano sulla contrattazione dei prezzi del gas, innescando una crisi. A ci&amp;#242; si aggiungono crescenti preoccupazioni per il riscaldamento globale. Sono questi i due fattori che ci spingono sempre pi&amp;#249; verso l’indipendenza dalle fonti convenzionali. E sono proprio le rinnovabili l’alternativa pi&amp;#249; valida”. Secondo Bode dell’AWEA, anche negli americani qualcosa &amp;#232; cambiato. “Penso che i prezzi elevati del grezzo abbiano richiamato l’attenzione della gente, come &amp;#232; successo anche per gli uragani Rita e Katrina, eventi che hanno comportato una notevole volatilit&amp;#224; dei prezzi dell’energia. &amp;#200; in questi momenti che si impara la lezione e che si riesce a far presa sull’attenzione del pubblico. Credo anche che non possiamo essere ancora s</description><a10:updated>2009-05-27T15:38:43+02:00</a10:updated></item><item><guid isPermaLink="true">http://nozebra.ipapercms.dk/Vestas/VestasWind/IT/No162009/?Page=36</guid><link>http://nozebra.ipapercms.dk/Vestas/VestasWind/IT/No162009/?Page=36</link><title>Vestas Win[d] Page 36</title><description>36</description><a10:updated>2009-05-27T15:38:43+02:00</a10:updated></item><item><guid isPermaLink="true">http://nozebra.ipapercms.dk/Vestas/VestasWind/IT/No162009/?Page=37</guid><link>http://nozebra.ipapercms.dk/Vestas/VestasWind/IT/No162009/?Page=37</link><title>Vestas Win[d] Page 37</title><description>dal mondo: Come formare una generazione di colletti “verdi” di Katharine Gammon Elizabeth Kokos era semplicemente alla ricerca di una nuova occupazione. Dopo aver lavorato come impiegata amministrativa in un liceo dell’Oregon e aver cresciuto i figli, aveva iniziato a guardarsi intorno alla ricerca di nuove opportunit&amp;#224;. “I miei figli si erano appena diplomati e io avevo bisogno di un nuovo lavoro”, spiega. “Saputo del programma sull’energia eolica ho cercato di convincere i miei ragazzi a partecipare”. Il figlio declina immediatamente la proposta, mentre la signora Kokos decide di iscriversi al Columbia Gorge Community College – seguita dalla figlia. Quello di Elizabeth non &amp;#232; un caso eccezionale. L’American Wind Energy Association (AWEA) collabora con quasi un centinaio di partner del Community College che preparano gli studenti a entrare, a vario titolo, nell’industria eolica. La formazione di tecnici e ingegneri prevede un ciclo intenso di studi della durata di uno o due anni. Per alcune matricole come la signora Kokos, le lezioni sono state difficili anche da un punto di vista fisico. “Abbiamo imparato a conoscere le turbine eoliche, e ad arrampicarci a oltre 90 metri di altezza. Il solo pensiero metteva i brividi”, racconta Elizabeth, 44 anni. La signora Kokos &amp;#232; comunque riuscita ad assicurarsi un posto da stagista presso una centrale eolica e a completare gli studi, forte delle conoscenze acquisite in classe e sul campo. Il momento &amp;#232; propizio per entrare nel settore dell’energia rinnovabile. Secondo un’indagine pubblicata di recente dal gruppo di ricerca indipendente Clean Edge, nei prossimi 10 anni i settori eolico e fotovoltaico creeranno 2,65 milioni di posti di lavoro in tutto il mondo, un incremento notevole rispetto ai 600.000 attuali addetti. E le nuove reclute avranno bisogno di seguire percorsi formativi ad hoc – come quello offerto dal Columbia Gorge Community College frequentato dalla signora Kokos. Il college ha iniziato a occuparsi di energia eolica soltanto due anni fa. “Era primavera, ero alla guida della mia auto quando mi sono imbattuta in camion che trasportavano a est alcuni componenti per turbine”, dichiara Susan Wolff, Responsabile attivit&amp;#224; scientifiche. Il suo interesse per il programma, aggiunge, &amp;#232; nato dal desiderio di creare nuove opportunit&amp;#224; di lavoro nel territorio e di sostenere le societ&amp;#224; eoliche presenti nell’area. Finora il programma ha formato diverse classi di laureati, la maggior parte dei quali entra nel mondo del lavoro con uno stipendio iniziale di 46-60.000 dollari all’anno. Un seminario sulla sicurezza I programmi sull’energia eolica hanno contagiato anche l’estremo nord del continente americano. Nello stato meridionale dell’Alberta (Canada), il Lethbridge College propone un corso di sei mesi organizzato secondo gli standard di qualifica e formazione professionale nel settore delle rinnovabili stabiliti dall’istituto tedesco BZEE (Bildungszentrum f&amp;#252;r Erneuerbare Energien). Il responsabile del corso avviato quattro anni fa, Greg Peterson, ha le idee molto chiare sul perch&amp;#233; i posti a disposizione si esauriscano anche con sei mesi di anticipo sull’inizio delle lezioni: “La nostra &amp;#232; una regione particolarmente ventosa, che ospita molte centrali eoliche”. Riguardo alla manutenzione degli aerogeneratori, la sicurezza &amp;#232; il primo argomento che si affronta con i nuovi studenti, prosegue Peterson. Bench&amp;#233; rari, gli incidenti – c’&amp;#232; il rischio di rimanere fulminati, impigliati nelle parti rotanti dei macchinari, di cadere da altezze elevate – possono avere esito letale. Secondo Peterson &amp;#232; fondamentale insegnare agli studenti il rispetto per la tecnologia e l’energia. “Gli studenti devono conoscere i pericoli e sapere come affrontarli”, afferma. “Per questo devono imparare a salire su una torre che utilizzia- 37</description><a10:updated>2009-05-27T15:38:43+02:00</a10:updated></item><item><guid isPermaLink="true">http://nozebra.ipapercms.dk/Vestas/VestasWind/IT/No162009/?Page=38</guid><link>http://nozebra.ipapercms.dk/Vestas/VestasWind/IT/No162009/?Page=38</link><title>Vestas Win[d] Page 38</title><description>mo appositamente per l’addestramento, in modo che possano lavorare in tutta sicurezza anche in quota”. Conoscere i pericoli legati all’elettricit&amp;#224; &amp;#232; un altro degli argomenti fondamentali del corso. A favore dell’energia, a favore della gente Anche per Susan Wolff la sicurezza &amp;#232; uno dei pilastri del corso, ma i vantaggi vanno ben oltre alla creazione di nuovi posti di lavoro o la generazione di energia. “Fornire formazione in ambito eolico significa far prosperare la comunit&amp;#224;, l’economia locale e l’occupazione”, spiega, ricordando come la regione sia stata pi&amp;#249; volte colpita duramente dalle crisi dell’industria del legno e delle fonderie di alluminio, i tradizionali datori di lavoro dell’area. “L’area non ha una spiccata vocazione manifatturiera, per cui sarebbe fantastico riuscire a realizzare proprio qui un modello di sviluppo sostenibile”. Negli Stati Uniti le centrali eoliche sorgono solitamente in zone rurali ad alta ventosit&amp;#224;, per questo i piccoli college di provincia sono i pi&amp;#249; attrezzati a formare le nuove leve. Nel continente africano gli istituti dedicati all’energia rinnovabile sono pochi e geograficamente distanti tra loro – ma il vento continua a soffiare e c’&amp;#232; bisogno di altri tecnici specializzati. Uno di questi istituti &amp;#232; l’International Energy Academy, nato in Nigeria grazie all’impegno congiunto di Germania e Stati Uniti. Secondo il direttore Alex Olorunfemi, da aprile 2008 l’istituto ha diplomato circa 120 studenti, molti dei quali si sono gi&amp;#224; affermati come liberi professionisti nel settore delle rinnovabili. “Il futuro dell’energia eolica e della formazione in quest’ambito in Africa &amp;#232; molto promettente”, aggiunge Olorunfemi. “I politici africani si sono resi conto che per risolvere la crisi energetica del continente l’eolico deve essere introdotto nel portafoglio energetico”. E per poter sfruttare l’energia del vento, la gente del luogo ha bisogno di formazione e preparazione professionale specializzata. Se gli Stati Uniti addestrano la nuova generazione di colletti “verdi” in piccoli istituti localizzati nei pressi delle centrali eoliche, in Europa l’offerta formativa &amp;#232; particolarmente ricca a livello di corsi di laurea specialistica. Al Centro per l’energia rinnovabile dell’Universit&amp;#224; di Scienza e Tecnologia (NTNU) di Trondheim (Norvegia), studenti di diverse facolt&amp;#224; hanno l’opportunit&amp;#224; di frequentare corsi sulla tecnologia eolica. Secondo uno dei docenti, Geir Moe, oltre duecento studenti si specializzano ogni anno in questo settore. “Il mondo deve far fronte ad almeno due crisi: il riscaldamento globale e la penuria di energia. 38</description><a10:updated>2009-05-27T15:38:43+02:00</a10:updated></item><item><guid isPermaLink="true">http://nozebra.ipapercms.dk/Vestas/VestasWind/IT/No162009/?Page=39</guid><link>http://nozebra.ipapercms.dk/Vestas/VestasWind/IT/No162009/?Page=39</link><title>Vestas Win[d] Page 39</title><description>Il Global University Programme di Vestas Il Global University Programme finanzia borse di studio per studenti universitari del secondo livello, dottorandi e docenti che sviluppano progetti accademici in diversi ambiti attinenti all’energia eolica. Il programma &amp;#232; stato lanciato nel 2008 con l’obiettivo di intensificare la collaborazione tra Vestas e gli istituti di ricerca accademici di tutto il mondo e promuovere il raggiungimento di nuovi risultati e conoscenze. La collaborazione tra Vestas e il Corso di laurea in energia eolica dell’Universit&amp;#224; tecnica della Danimarca &amp;#232; nata con l’intento di estendere quest’opportunit&amp;#224; anche agli studenti stranieri. Al momento il programma finanzia la realizzazione di tesi di laurea e progetti di dottorato di ricerca negli Stati Uniti, in Europa centrale e India e ben presto anche in La Norvegia pu&amp;#242; fornire il suo contributo con gli impianti eolici offshore”, afferma Moe, secondo cui i laureati della NTNU trovano occupazione come consulenti nelle societ&amp;#224; elettriche o nel settore pubblico. Al programma partecipano, inoltre, circa 20 studenti dei dottorati di ricerca, molti dei quali stanno lavorando a quello che &amp;#232; il pilastro delle attivit&amp;#224; di ricerca condotte dal centro: la tecnologia eolica offshore. I ricercatori stanno mettendo a punto nuove tecniche per l’installazione di parchi eolici sui bassi fondali e turbine galleggianti di grandi dimensioni, a sostegno dell’obiettivo fissato dall’Unione Europea che prevede di soddisfare il 20% del fabbisogno energetico con fonti rinnovabili entro il 2020. Sembrano esserci buone prospettive di crescita per gli istituti che hanno intrapreso la sfida di formare la prossima generazione di green worker. Come dichiara Susan Wolff del Columbia Gorge Community College: “In futuro la quantit&amp;#224; di suolo da destinare a nuove installazioni eoliche potrebbe esaurirsi, ma ci sar&amp;#224; sempre bisogno di forza lavoro sul fronte della manutenzione degli aerogeneratori – soprattutto con l’andare del tempo. Considerato che le turbine hanno un ciclo di vita massimo di 30 anni e che il settore delle rinnovabili &amp;#232; in continua espansione, l’atmosfera di ottimismo sembra essere fondata”. Per Elizabeth Kokos, questo cammino intrapreso a quarant’anni sembra essere molto pi&amp;#249; che un lavoro. “In questo campo si incontrano le persone pi&amp;#249; diverse”, afferma. “Dai liceali agli ultracinquantenni. Cosa mi piace di pi&amp;#249; del mio lavoro? Ogni giorno &amp;#232; diverso dall’altro. E non &amp;#232; mai banale”. Nord Europa, Singapore e Regno Unito. 39</description><a10:updated>2009-05-27T15:38:43+02:00</a10:updated></item><item><guid isPermaLink="true">http://nozebra.ipapercms.dk/Vestas/VestasWind/IT/No162009/?Page=40</guid><link>http://nozebra.ipapercms.dk/Vestas/VestasWind/IT/No162009/?Page=40</link><title>Vestas Win[d] Page 40</title><description>Collaborazion vincenti 40</description><a10:updated>2009-05-27T15:38:43+02:00</a10:updated></item><item><guid isPermaLink="true">http://nozebra.ipapercms.dk/Vestas/VestasWind/IT/No162009/?Page=41</guid><link>http://nozebra.ipapercms.dk/Vestas/VestasWind/IT/No162009/?Page=41</link><title>Vestas Win[d] Page 41</title><description>Qualunque sia il partner scelto per una collaborazione R&amp;amp;S – un’azienda esterna, un ente universitario o di ricerca – &amp;#232; ormai provato che due teste sono meglio di una. di Jack Jackson Quando Boeing ha cominciato a costruire aeroplani si trovava a dover utilizzare pesantissime strutture di metallo per fissare ogni componente al suo posto. Di sicuro questo processo richiedeva tanto tempo, era dispendioso e poco fluido. Poi, per&amp;#242;, la compagnia aerospaziale ha scoperto una tecnologia che avrebbe reso l’assemblaggio degli aeroplani pi&amp;#249; semplice. Questa tecnologia laser ha rivoluzionato il processo di produzione di Boeing, grazie alla collaborazione nella ricerca con l’industria edile. La collaborazione tra aziende appartenenti a settori diversi &amp;#232; sempre un’esperienza entusiasmante”, dichiara Jan N&amp;#228;rlinge, presidente di Boeing Northern Europe. “Con le collaborazioni internazionali raggiungiamo qualsiasi parte del mondo e cerchiamo partner in grado di supportare il nostro core business nell’ambito di progetti di mutuo interesse e vantaggio”. Innovazione a 360&amp;#176; Questa &amp;#232; la prassi in tutti i settori, da quello aerospaziale a quello automobilistico, dalla logistica ai trasporti, dai settori chimico, farmaceutico e sanitario a quello dell’intrattenimento. Tutti collaborano a vicenda per scoprire nuove tecnologie, riscoprirne altre gi&amp;#224; esistenti o anche processi capaci di beneficiare entrambe le parti della collaborazione. Ian Chatting, Vicepresidente del settore Aero-Mechanical Systems in Vestas, afferma: “Naturalmente si potrebbe fare anche a meno delle collaborazioni. Ma quando si espande la propria attivit&amp;#224; e ci si addentra in nuovi settori, diventa difficile sviluppare internamente all’azienda tutte le conoscenze specialistiche necessarie. Avvalersi della collaborazione di partner esterni fornisce accesso a conoscenze specialistiche fondamentali senza contare che, in molti frangenti, due teste lavorano meglio di una. Lo conferma anche la storia di Vestas. “Alcuni dei principali componenti elettrici e meccanici sono stati sviluppati quasi interamente dai nostri partner. In particolare abbiamo lavorato molto con i nostri fornitori di materiali” continua Ian Chatting. “Il rivestimento attuale delle nostre pale &amp;#232; stato sviluppato in collaborazione con un produttore di vernice antigraffio”. Il dipartimento ha sedi in tutto il mondo – Asia, Europa, Nord America – e opera secondo una cultura che Chatting definisce di “innovazione aperta”. “Il rapporto tra il numero di membri del mio dipartimento e il numero di persone che lavorano per noi da enti esterni – universit&amp;#224;, istituti di ricerca, agenzie governative o fornitori – &amp;#232; di uno a tre. Tutti lavorano a un unico obiettivo comune: rendere l’energia eolica sempre pi&amp;#249; conveniente da un punto di vista economico. Questo fine &amp;#232; anche la nostra missione di ricerca a lungo termine”. Alcuni progetti, come il monitoraggio delle prestazioni aerodinamiche di un nuovo dispositivo ni 41</description><a10:updated>2009-05-27T15:38:43+02:00</a10:updated></item><item><guid isPermaLink="true">http://nozebra.ipapercms.dk/Vestas/VestasWind/IT/No162009/?Page=42</guid><link>http://nozebra.ipapercms.dk/Vestas/VestasWind/IT/No162009/?Page=42</link><title>Vestas Win[d] Page 42</title><description>Da sinistra: Jan Kristiansen, Senior Vice President della Global Research di Vestas e J&amp;#228;n Narlinge, Presidente di Boeing Northern Europe installato su una pala eolica, riguardano aspetti molto specifici, altri, come i progetti di ricerca a lungo termine, hanno un pi&amp;#249; ampio respiro. “I risultati delle collaborazioni sono condivisi e ci si attende vantaggi concreti, almeno paragonabili alle energie investite”, conclude Chatting. Esplorare nuove strade Nel mese di marzo Vestas ha annunciato la nascita di una collaborazione con Boeing riguardo una serie di progetti a lungo termine nel campo dello sviluppo tecnologico. “Esiste una stretta relazione tra la necessit&amp;#224; di nuove tecnologie nel settore aerospaziale e il comparto eolico: se uniamo le nostre risorse di sviluppo e ricerca in progetti specifici, a beneficiarne saranno Boeing, Vestas e l’ambiente”, sostiene Jan N&amp;#228;rlinge. “Sin dal nostro primo incontro con Vestas abbiamo individuato alcune aree in cui instaurare una potenziale collaborazione, ad esempio il riciclaggio dei materiali compositi. Inizieremo da quest’area per ottenere risultati migliori e pi&amp;#249; efficienti”. Le altre aree di interesse comune sono aerodinamica, scienza dei materiali e monitoraggio strutturale. “Non esiste un modello di riferimento cui ispirarsi. Qui subentra la capacit&amp;#224; degli esseri umani di dialogare, imparare a vicenda e migliorare con il confronto e lo scambio di migliori pratiche e il benchmarking”. Il ruolo delle universit&amp;#224; Aziende e universit&amp;#224; hanno scoperto da tempo i grandi benefici che derivano da un lavoro di ricerca condiviso. Le aziende guadagnano in termini di crescita tecnologica a costi contenuti (nonch&amp;#233; di possibili talenti da arruolare in futuro), mentre universit&amp;#224; e studenti ottengono finanziamenti, crediti formativi, esperienza e abilit&amp;#224; acquisite sul campo. In base alle statistiche pubblicate dalla US National Science Foundation, oltre il 60% dell’attivit&amp;#224; di ricerca condotta nelle universit&amp;#224; statunitensi &amp;#232; finanziata da aziende. Il Wisconsin Electric Machines and Power Electronics Consortium (WEMPEC), ad esempio, fu creato quasi 30 anni fa dalla University of Wisconsin-Madison (UW-Madison) e comprende, a oggi, pi&amp;#249; di 65 aziende socie. “Da molti anni ormai siamo un centro di eccellenza nel settore delle macchine elettriche e dell’elettronica di potenza riconosciuto a livello internazionale”, spiega il Dr. Thomas Jahns, Co-Direttore del WEMPEC e Professore dell’Universit&amp;#224; del Wisconsin-Madison. 42</description><a10:updated>2009-05-27T15:38:43+02:00</a10:updated></item><item><guid isPermaLink="true">http://nozebra.ipapercms.dk/Vestas/VestasWind/IT/No162009/?Page=43</guid><link>http://nozebra.ipapercms.dk/Vestas/VestasWind/IT/No162009/?Page=43</link><title>Vestas Win[d] Page 43</title><description>“Le aziende membro operano in ogni campo, dalla produzione di motori per gli aeromobili alle lavatrici. Lavoriamo con loro in uno stadio precompetitivo, ovvero nelle fasi iniziali di sviluppo di nuove tecnologie che potranno poi essere potenzialmente sfruttate in una vasta gamma di applicazioni. Naturalmente, con 65 aziende socie, non possiamo focalizzarci sulle informazioni soggette a diritti di propriet&amp;#224;”. Thomas Jahns aggiunge che le attivit&amp;#224; del consorzio sono imperniate su design, materiali e dispositivi non convenzionali, ovvero tecnologie che verranno commercializzate tra cinque, dieci o pi&amp;#249; anni. Accade spesso che a partire dai risultati ottenuti da un precedente progetto WEMPEC, i membri commissionino e finanzino all’universit&amp;#224; un nuovo progetto allo scopo di trovare applicazioni pi&amp;#249; specifiche per una data tecnologia. “La nostra universit&amp;#224; non si occupa dello sviluppo di prototipi di produzione”, sottolinea Thomas Jahns, “partecipiamo alla fase precedente di concept demonstration. In questa fase il modello in esame possiede molte delle caratteristiche fondamentali del prodotto finale, ma il progetto non considera in toto gli aspetti tecnologici per ridurne i costi di produzione. La nostra &amp;#232; un’universit&amp;#224; pubblica a finanziamento statale, dobbiamo evitare la competizione diretta con il mondo industriale. Grazie al consorzio non solo sviluppiamo nuove tecnologie, ma formiamo la futura generazione di scienziati e ingegneri che operer&amp;#224; in questo settore cruciale”. Un nuovo dipartimento Vestas Anche Vestas entrer&amp;#224; presto a far parte del consorzio WEMPEC. Partecipare alle attivit&amp;#224; del consorzio sar&amp;#224; uno dei compiti del nuovo centro di ricerca di Houston, Texas, la cui apertura &amp;#232; prevista entro la fine dell’anno. Vestas non &amp;#232; certo nuova alle collaborazioni accademiche. “Abbiamo avviato un progetto di ricerca sui materiali compositi in collaborazione con una prestigiosa universit&amp;#224; del Regno Unito, con la quale stiamo definendo i termini di un progetto di collaborazione a lungo termine”, racconta Simon Stacey del nuovo dipartimento Innovation Network di Vestas. “Abbiamo anche sviluppato una serie di progetti in campo aeromeccanico con alcune universit&amp;#224; europee, asiatiche e statunitensi; in alcuni casi, l’accordo di ricerca prevede l’assegnazione di una cattedra finanziata da Vestas e la presenza di nostro personale in universit&amp;#224;. Al momento la Cina rappresenta la nazione di maggiore interesse per noi, tanto che stiamo gi&amp;#224; avviando una serie di attivit&amp;#224; R&amp;amp;S in diverse localit&amp;#224;”. Il dipartimento Innovation Network &amp;#232; stato inaugurato a gennaio proprio per coordinare tutte le attivit&amp;#224; di partnership di Vestas. La nuova organizzazione funger&amp;#224; da struttura centrale per il patrimonio di conoscenze interno all’azienda e assister&amp;#224; i dipartimenti R&amp;amp;S nella ricerca di partner strategici e l’avvio di nuove collaborazioni di ricerca. Vestas collabora attualmente con le seguenti universit&amp;#224; e istituzioni: &amp;#183; Technical University of Denmark (Danimarca) &amp;#183; Colorado Renewable Energy Collaboratory (USA) &amp;#183; Nanyang Technological University (Singapore) &amp;#183; Riso National Laboratory (Danimarca) &amp;#183; National University of Singapore &amp;#183; Tsinghua University (Cina) &amp;#183; CRC-ASC (Australia) &amp;#183; Texas A&amp;amp;M University (USA) &amp;#183; University of Bristol (Regno Unito) &amp;#183; IIT Chennai (India) &amp;#183; University of Southampton (Regno Unito) &amp;#183; University of Wisconsin (USA) 43</description><a10:updated>2009-05-27T15:38:43+02:00</a10:updated></item><item><guid isPermaLink="true">http://nozebra.ipapercms.dk/Vestas/VestasWind/IT/No162009/?Page=44</guid><link>http://nozebra.ipapercms.dk/Vestas/VestasWind/IT/No162009/?Page=44</link><title>Vestas Win[d] Page 44</title><description>innovazione in Vestas 44</description><a10:updated>2009-05-27T15:38:43+02:00</a10:updated></item><item><guid isPermaLink="true">http://nozebra.ipapercms.dk/Vestas/VestasWind/IT/No162009/?Page=45</guid><link>http://nozebra.ipapercms.dk/Vestas/VestasWind/IT/No162009/?Page=45</link><title>Vestas Win[d] Page 45</title><description>incremento dell’ operativit&amp;#224; delle turbine grazie alla nuova gru VTC di Hanne Poder S&amp;#248;rensen Le gru sono sempre difficili da trovare quando servono, comportano un eccessivo dispendio di tempo e denaro e sono difficili da movimentare. Eppure sono indispensabili. Vestas ha trovato la soluzione: una nuova gru mobile. Vestas ha sviluppato la Vestas Tower Crane™ (VTC), una nuova gru a torre progettata per soddisfare tutte le esigenze in fase di sostituzione dei principali componenti montati sulle turbine eoliche da 3MW. Diversamente dalle gru tradizionali normalmente utilizzate per intervenire sugli aerogeneratori, la VTC viene direttamente fissata alla torre. La gru Vestas &amp;#232; l’unica sul mercato in grado di lavorare su torri tronco-coniche, e il suo impiego &amp;#232; inoltre sufficientemente flessibile da sollevare e sostituire qualsiasi componente, compresi i mozzi, i moltiplicatori di giri, i generatori e le pale. La nuova gru aumenta l’operativit&amp;#224; delle turbine eoliche sotto molteplici aspetti. Anche in caso di forte vento, la gru, essendo fissata alla turbina, ondeggia insieme alla torre, permettendo, anche in queste condizioni, di essere utilizzata pi&amp;#249; a lungo rispetto a una normale gru. “Con la VTC &amp;#232; possibile sostituire un moltipliLa gru sar&amp;#224; impiegata sia onshore che offshore. catore di giri con venti fino a 17 metri al secondo. La gru pu&amp;#242; inoltre rimanere fissata alla torre con venti fino a 28 m/s”, spiega Jesper St&amp;#230;rke Rosengren, uno degli ingegneri che hanno lavorato al nuovo progetto. “Una gru tradizionale, invece, deve essere rimossa quando i venti superano i 10-12 m/s ed essere riutilizzata solo quando le condizioni meteo migliorano”. Inoltre, poich&amp;#233; la VTC &amp;#232; di propriet&amp;#224; di Vestas, per intervenire su una turbina eolica non ci sar&amp;#224; bisogno di attendere l’arrivo di una gru. I tempi di montaggio e messa in servizio della VTC sono ridotti a un terzo. Tra gli altri vantaggi, la nuova gru pu&amp;#242; essere trasportata sul luogo d’intervento con soli 2 viaggi in autocarro, mentre per una gru normale sono necessari dai 5 ai 12 viaggi a pieno carico. Una gru per la V112 Vestas ha in progetto una nuova versione della gru, appositamente pensata per le turbine V112 e per un utilizzo sia in fase di installazione, sia di sostituzione della componentistica. Si stanno valutando le necessarie modifiche per impiegare la gru anche con altri modelli di turbine eoliche. La gru pesa circa 50 tonnellate e pu&amp;#242; sollevarne altre 30. La gru fissata alla torre della turbina di Nakskov, Danimarca, mentre solleva il moltiplicatore 45</description><a10:updated>2009-05-27T15:38:43+02:00</a10:updated></item><item><guid isPermaLink="true">http://nozebra.ipapercms.dk/Vestas/VestasWind/IT/No162009/?Page=46</guid><link>http://nozebra.ipapercms.dk/Vestas/VestasWind/IT/No162009/?Page=46</link><title>Vestas Win[d] Page 46</title><description>in arrivo i nuovi convertitori di Eric Johnson Ecco a voi GridStreamer: un sistema innovativo, progettato da un nuovo gruppo interno a Vestas, che promette notevoli risparmi. Utilizzare il vento come fonte di energia, comporta alcune sfide. Il vento sibila, soffia, mugghia, si agita come nuvole di fumo in balia del vento, per l’appunto. &amp;#200; evidente che la rete elettrica non pu&amp;#242; tollerare variazioni cos&amp;#236; significative. L’energia elettrica in entrata deve essere uniforme e la frequenza costante, generalmente pari a 50 o 60 Hertz. Per questo motivo, i generatori si servono dei convertitori di frequenza per domare il vento e convogliarne la potenza nella rete elettrica. Sebbene i convertitori di frequenza vengano utilizzati gi&amp;#224; da anni, Vestas ne ha elevato le prestazioni. Un passo importante che, secondo il Vice Presidente di Electrical Drives &amp;amp; Control, Kenneth Krabbe, promette di diminuire dell’8,5% per kWh i costi di generazione. Il sistema, a cui &amp;#232; stato dato il nome di GridStreamer, comprende tre componenti principali: un generatore a magnete permanente, un convertitore modulare e un trasformatore per adeguare il voltaggio alla rete elettrica. In questo modo si potranno migliorare i livelli di efficienza e fare a meno dei diversi tipi di moltiplicatori di giri utilizzati nei sistemi convenzionali, contribuendo cos&amp;#236; a un notevole risparmio. “Nei sistemi tradizionali, ogni generatore necessita di una tutta una serie di moltiplicatori di giri”, spiega Krabbe. “Grazie a GridPower, sar&amp;#224; sufficiente avere in stock un solo tipo di moltiplicatore e un solo tipo di generatore ”. Due anni di lavoro Questo prodotto pioneristico, messo a punto dal nuovo dipartimento Global Research di Vestas, &amp;#232; il frutto di un impegno durato due anni. I progetti pilota avviati in tre siti in Europa – di cui uno situato nei pressi del quartier generale Vestas ad Aarhus – proseguiranno ancora per un po’. GridStreamer &amp;#232; stato testato innanzitutto singolarmente, poi con un sistema integrato, una turbina e infine con il software di controllo, in numerose configurazioni e aumentando di volta in volta i livelli di complessit&amp;#224;. “Stiamo eseguendo un numero incredibile di test per garantire un’elevata qualit&amp;#224;”, commenta Krabbe. “La qualit&amp;#224; del prodotto finale deve essere assolutamente in linea con le aspettative”. Ci vorr&amp;#224; un altro anno per realizzare questo obiettivo, mentre le prime installazioni commerciali sono previste per il 2010. Ma cos’&amp;#232; che rende GridStreamer migliore dei convertitori convenzionali? Innanzitutto il generatore &amp;#232; dotato di magneti permanenti che Generatore a magnete permanente Convertitore modulare a grande portata Trasformatore permettono di ridurre pesi e costi e di aumentare l’efficienza, e in secondo luogo si tratta di un sistema modulare: se un modulo &amp;#232; guasto, il generatore continua a funzionare nell’attesa che l’anomalia venga riparata o il componente sostituito. Inoltre, una produzione e un design modulare permettono di riutilizzare pi&amp;#249; volte i componenti su diversi modelli di aerogeneratore. Infine, l’intero processo viene monitorato e gestito attraverso un sistema di controllo avanzato che consente di soddisfare i requisiti della rete elettrica. Moltiplicatore di giri 46</description><a10:updated>2009-05-27T15:38:43+02:00</a10:updated></item><item><guid isPermaLink="true">http://nozebra.ipapercms.dk/Vestas/VestasWind/IT/No162009/?Page=47</guid><link>http://nozebra.ipapercms.dk/Vestas/VestasWind/IT/No162009/?Page=47</link><title>Vestas Win[d] Page 47</title><description>il nuovo design della turbina riduce il costo dell’energia di Hanne Poder S&amp;#248;rensen La nuova V112 &amp;#232; stata progettata per utilizzare al massimo, nelle fasi di trasporto, installazione e monitoraggio, le attrezzature esistenti. Questa scelta consente di ridurre i costi pur mantenendo alta la qualit&amp;#224; dei servizi e rappresenta il contributo del dipartimento Special Tools di Vestas Technology R&amp;amp;D per la riduzione dei costi della turbina V112. “Abbiamo ottimizzato la turbina V112 di modo tale che tutte le soluzioni per il trasporto, l’installazione e l’assistenza fossero incorporate nel design”, afferma Thomas Poulsen, Project Manager del dipartimento Special Tools. Grazie al lavoro del team Special Tools sar&amp;#224; possibile anche aumentare l’altezza del tetto della navicella una volta completata l’installazione della turbina presso il sito eolico. Ci&amp;#242; consentir&amp;#224; agli assemblatori di servizio di avere lo spazio necessario per operare comodamente all’interno della navicella, di ottimizzare l’intervallo medio di tempo tra le ispezioni (MTBI), nonch&amp;#233; la disponibilit&amp;#224; della turbina. “Allo stesso tempo, le dimensioni della navicella sono tali da consentire un agevole trasporto su normali autocarri con pianale”, spiega J&amp;#248;rn Rahbek Christiansen, Project Manager del dipartimento Special Tools e responsabile delle soluzioni per il trasporto dei componenti della V112. “Se avessimo dovuto progettare un veicolo speciale, i costi sarebbero stati molto ingenti. Nei casi in cui non &amp;#232; possibile utilizzare veicoli standard, &amp;#232; necessario sviluppare speciali soluzioni di trasporto in collaborazione con il fornitore. Va da s&amp;#233;, che i costi di una simile operazione sono davvero elevati. Anche gli altri componenti principali come i mozzi, il sistema motore e trasmissione e la torre sono concepiti per essere trasportati a bordo di veicoli standard. L’utilizzo di questi ultimi rende possibile il trasporto di componenti in tutto il mondo, perch&amp;#233; gi&amp;#224; compatibili con le norme che regolano il trasporto dei componenti pesanti. Il dipartimento Special Tools &amp;#232; inoltre riuscito a tagliare ulteriormente i costi intervenendo sulle procedure di carico e scarico dei componenti, prima e dopo il trasporto. Attraverso un metodo denominato jacking (autosollevamento), quattro cilindri idraulici sollevano i componenti principali della turbina caricandoli e scaricandoli su un autocarro con pianale senza l’ausilio di gru. “Le gru incidono molto sui costi complessivi di trasporto, per questo abbiamo pensato a questo sistema per ridurre concretamente il costo dell’energia”, afferma J&amp;#248;rn Rahbek Christiansen. “Dobbiamo sfruttare il nostro ricco patrimonio di conoscenze per elaborare nuove soluzioni dirette ad abbattere il costo dell’energia. Con la V112 abbiamo fatto un primo e importante passo in avanti”, conclude Thomas Poulsen. 47</description><a10:updated>2009-05-27T15:38:43+02:00</a10:updated></item><item><guid isPermaLink="true">http://nozebra.ipapercms.dk/Vestas/VestasWind/IT/No162009/?Page=48</guid><link>http://nozebra.ipapercms.dk/Vestas/VestasWind/IT/No162009/?Page=48</link><title>Vestas Win[d] Page 48</title><description>Il vento non smetter&amp;#224; mai di soffiare di Manel Romeu Nonostante l’effetto devastante della crisi finanziaria su molte industrie, il comparto eolico ha registrato cifre record durante tutto il 2008 e ha prospettive rosee a breve e lungo termine. Il mercato eolico nel 2008 Il 2008 si &amp;#232; aperto con premesse molto buone per il mercato eolico. Durante la prima met&amp;#224; dell’anno l’inarrestabile ritmo di crescita dei mercati cinese e statunitense aveva contribuito ad aumentare i 92 GW di inizio anno a 100 GW gi&amp;#224; in primavera. Poi il rapido sviluppo del comparto eolico ha subito una battuta d’arresto: con l’arrivo dell’autunno la crisi finanziaria ha investito le banche in una reazione a catena, come nel gioco del domino. Il mercato si &amp;#232; progressivamente prosciugato e i progetti eolici in ballo sono stati accantonati. Nonostante l’anno si sia concluso con una performance negativa, la capacit&amp;#224; eolica accumulata &amp;#232; salita a 122 GW, registrando dunque un notevole incremento pari al 30% rispetto al 2007. Dimensionalmente, le installazioni realizI leader del mercato del 2008 Stati Uniti e Cina hanno realizzato il 51,8% delle installazioni costruite nel 2008; gli otto principali mercati eolici hanno totalizzato l’80% delle vendite globali. Nel 2008 l’India si &amp;#232; classificata al terzo posto, grazie ai Meccanismi di Sviluppo Pulito (CDM) introdotti dal Protocollo di Kyoto per il finanziamento di progetti eolici, di cui hanno beneficiato anche altri paesi in via di sviluppo come Messico e Cina. L’eolico &amp;#232; un investimento sicuro Nonostante la crisi finanziaria, l’energia eolica &amp;#232; ancora considerata un investimento a basso rischio nel medio e lungo termine. I punti di forza dei progetti eolici hanno carattere economico e sociale, con un ulteriore vantaggio costituito dal supporto legislativo: &amp;#183; Cambiamenti climatici &amp;#183; Protocollo di Kyoto &amp;#183; Creazione di posti di lavoro &amp;#183; Indipendenza energetica. zate nel 2008 hanno superato del 42% quelle dell’anno precedente. In tutto il settore, le nuove installazioni hanno consentito di raggiungere un fatturato di circa 40 miliardi di euro. Vestas si &amp;#232; riconfermata leader del comparto, con una quota di mercato pari al 19,8%. Il settore offshore Alla fine del 2008, i megawatt installati offshore erano 1.473 MW, dei quali oltre il 99% in Europa – l’1,2% della capacit&amp;#224; installata complessiva. Nel 2008 l’offshore &amp;#232; cresciuto di 347 MW, registrando un tasso di crescita del 30%. Fig. 1: Tasso di crescita del mercato mondiale (%). Dati BTM World Market Update, marzo 2009. 48 Fig. 2: Nuova capacit&amp;#224; installata tra il 1998 e il 2008. Dati BTM World Market Update 2008, marzo 2009.</description><a10:updated>2009-05-27T15:38:43+02:00</a10:updated></item><item><guid isPermaLink="true">http://nozebra.ipapercms.dk/Vestas/VestasWind/IT/No162009/?Page=49</guid><link>http://nozebra.ipapercms.dk/Vestas/VestasWind/IT/No162009/?Page=49</link><title>Vestas Win[d] Page 49</title><description>In generale, quello dell’energia rinnovabile rimane un settore prioritario per gli investitori, presso i quali gode di ampio credito. Prospettive di occupazione nel settore eolico I posti di lavoro creati dall’energia eolica sono numericamente molto superiori a quelli offerti delle fonti non rinnovabili, pi&amp;#249; centralizzate. Secondo i dati forniti dall’associazione World Wind Energy Association, nel giro di tre anni i lavoratori dell’industria eolica sono quasi raddoppiati, passando da 235.000 unit&amp;#224; nel 2005 a 440.000 nel 2008. Il futuro del settore eolico Nei prossimi anni, fattori di carattere globale manterranno stabile la crescita dell’industria eolica. Sebbene sia difficile elaborare previsioni per l’immediato futuro a causa dell’attuale crisi, le prospettive nel medio e lungo termine sono rosee. Nel corso del 2009, lo sviluppo del comparto subir&amp;#224; un rallentamento, con una crescita modesta intorno all’8,6% rispetto al 2008. Tuttavia, per il quinquennio 2008-2013 il tasso complessivo di crescita aumenter&amp;#224; del 15,7% su base annua; a fine 2013 si stima una capacit&amp;#224; installata complessiva di 343.153 MW a livello mondiale. Con le nuove installazioni previste per il 2012, l’offshore soddisfer&amp;#224; circa il 7,5% della domanda energetica mondiale. Per il periodo compreso tra il 2014 il 2018, si prevede un maggiore dinamismo del settore, con una crescita annuale del 17,2%. Tali previsioni sono ancora incerte, ma trovano riscontro nelle politiche globali a sostegno delle fonti rinnovabili e nella necessit&amp;#224; di forniture energetiche indipen- denti e sostenibili. Il crescente supporto dei governi alle fonti sostenibili e la necessit&amp;#224; di produrre energia pulita delineano uno scenario in cui il contributo del vento &amp;#232; decisivo. Secondo i dati della World Wind Energy Association, entro il 2020 l’energia eolica rappresenter&amp;#224; il 12% della produzione elettrica mondiale, contribuendo con 1.500.000 MW di capacit&amp;#224; installata in tutto il pianeta. I dati e le previsioni presenti nell’articolo sono di BTM World Market.2008, marzo 2009. Fig. 3: Energia eolica nel mondo (MW). Dati BTM World Market Update 2008, marzo 2009. Fig. 4: Capacit&amp;#224; totale installata (MW). Dati MTB World Market Update 2008, marzo 2009. 49</description><a10:updated>2009-05-27T15:38:43+02:00</a10:updated></item><item><guid isPermaLink="true">http://nozebra.ipapercms.dk/Vestas/VestasWind/IT/No162009/?Page=50</guid><link>http://nozebra.ipapercms.dk/Vestas/VestasWind/IT/No162009/?Page=50</link><title>Vestas Win[d] Page 50</title><description>Capacit&amp;#224; eolica installata 2006-2008 Accu. MW 2006 Austria Belgio Bulgaria Repubblica Ceca Danimarca Estonia Finlandia Francia Germania Grecia Ungheria Irlanda Italia Lettonia Lituania Lussemburgo Paesi Bassi Norvegia Polonia Portogallo Romania Spagna Svezia Svizzera Turchia Regno Unito Resto d’Europa: Altri Paesi dell’Europa Orientale e Paesi Baltici Totale Europa 748 2,118 0 0 12 1,557 328 170 1,716 0 11,614 571 11 76 1,967 36 48,627 966 222 0 0 3,101 0 89 1,585 20,652 862 Accu. MW 2007 983 297 18 114 3,088 55 113 2,471 22,277 987 65 807 2,721 29 57 12 1,745 355 313 2,150 15 14,714 789 11 225 2,394 54 56,824 Accu. MW 2008 997 385 66 138 3,159 67 113 3,671 23,933 1,102 162 1,015 3,731 29 71 21 2,222 385 472 2,829 76 16,453 1,024 13 512 3,263 63 65,971 50</description><a10:updated>2009-05-27T15:38:43+02:00</a10:updated></item><item><guid isPermaLink="true">http://nozebra.ipapercms.dk/Vestas/VestasWind/IT/No162009/?Page=51</guid><link>http://nozebra.ipapercms.dk/Vestas/VestasWind/IT/No162009/?Page=51</link><title>Vestas Win[d] Page 51</title><description>Accu. MW 2006 Argentina Brasile Canada Costa Rica Messico USA Altro Americhe Totale Americhe Repubblica Popolare Cinese India Taiwan Resto dell’Asia: Indonesia, Corea del Nord, Malesia, Filippine, Tailandia, Vietnam, ecc. Totale Sud-Est asiatico Australia Giappone Nuova Zelanda Isole del Pacifico Corea del Sud Totale OCSE-Pacifico Egitto Marocco Tunisia Resto dell’Africa: Algeria, Capo Verde, Etiopia, Libia, Sudafrica, ecc. Totale Africa Medio Oriente: Giordania, Iran, Iraq, Israele, Arabia Saudita, Siria, ecc. (escluso Egitto) Economie in transizione: inclusi Russia, Bielorussia, Ucraina, Uzbekistan, Kazakistan Totale altri continenti e aree: 31 231 1,459 79 86 11,635 56 13,557 2,588 1,84 118 28 8,963 796 1,457 170 11 194 2,628 231 122 28 6 386 101 23 124 Accu. MW 2007 31 392 1,845 79 86 16,879 79 19,391 5,875 7,845 224 28 13,973 972 1,681 321 11 235 3,220 310 124 28 6 469 101 26.7 127.4 Accu. MW 2008 33 687 2,371 104 332 25,237 153 28,918 12,121 9,655 369 28 22,174 1,587 2,033 325 16 311 4,272 384 206 62 44 696 101 26.7 127.4 51</description><a10:updated>2009-05-27T15:38:43+02:00</a10:updated></item><item><guid isPermaLink="true">http://nozebra.ipapercms.dk/Vestas/VestasWind/IT/No162009/?Page=52</guid><link>http://nozebra.ipapercms.dk/Vestas/VestasWind/IT/No162009/?Page=52</link><title>Vestas Win[d] Page 52</title><description>W i n d , o i l a n d g a s Contatti Vestas Northern Europe +46 40 376 700 Vendite e assistenza in Gran Bretagna, Irlanda, Scandinavia, Polonia, Paesi Baltici. Vestas Central Europe +49 4841 9710 Vendite e assistenza in Germania, Austria, Benelux, Russia ed Europa Orientale. Vestas Mediterranean +34 932 41 98 00 Vendite e assistenza nei Paesi delle regioni del Mediterraneo, del Medio Oriente, dell’America Latina, dei Caraibi e della parte Nord ed Ovest dell’ Africa. Vestas Asia Pacific +65 6303 6500 Vendite e assistenza in Australia, Nuova Zelanda, Giappone, India e resto dell’Asia. Vestas China +86 5923 2000 Vendita e assistenza in Cina. Vestas Americas +1 503 327 2000 Vendite e assistenza in Nordamerica. Vestas Offshore +45 97 30 00 00 Vendite e assistenza, offshore. 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